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	<title>malattia e salute Archivi &#187; Psicoterapeuta Torino Renata Fumi</title>
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	<description>Psicoterapeuta Gestalt Torino</description>
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		<title>5 passi per trasformare il tuo DNA</title>
		<link>https://www.psicoterapeutatorino.eu/5-passi-per-trasformare-il-tuo-dna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renata Fumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 11:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con questi passi possiamo sovrascrivere i virus nel nostro DNA e trasformarlo! Scegli obiettivi, mettili a fuoco e infondili di gratitudine. Entraci completamente, sentendola dentro di te. Circondarti di persone che hanno un&#8217;influenza primaria positiva,  e che sono congruenti con le tue aspirazioni aiuta a trasformare il tuo DNA e a fermare la riattivazione del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con questi passi possiamo sovrascrivere i virus nel nostro DNA e trasformarlo!</p>
<ol>
<li>Scegli obiettivi, mettili a fuoco e <strong>infondili di gratitudine</strong>. Entraci completamente, sentendola dentro di te.</li>
<li><strong>Circondarti di persone che hanno un&#8217;influenza primaria positiva</strong>,  e che sono congruenti con le tue aspirazioni aiuta a trasformare il tuo DNA e a fermare la riattivazione del DNA  spazzatura</li>
<li><strong>Ogni giorno</strong> osserva cosa funziona per te, scrivilo ed <strong>entra nella gratitudine e nella meraviglia. Queste sono le onde portanti</strong> di cui hai bisogno. C&#8217;è cosi tanto per cui essere grati!</li>
<li><strong>Crea punti di gratitudine in cui festeggiare e sentire gioia</strong>. Stabilisci un orario per questo ogni giorno, permetti alle onde portanti di attraversarti!</li>
<li>Apriti a ricevere, l&#8217;universo vuole sostenerci ma spesso non sappiamo come fare. Esercitati a immaginare di ricevere tutto ciò di cui hai bisogno o che desideri, che ci sia tutto il sostegno che abbiamo sempre sognato. <strong>Apri il tuo cuore e percepisci la gratitudine, la meraviglia e la beatitudine.</strong> Più intensamente permetti a tutto questo di attraversarti più è probabile che raggiunga il DNA. SPERIMENTALO!</li>
</ol>
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		<title>Narcisismo e Violenza Maschile</title>
		<link>https://www.psicoterapeutatorino.eu/narcisismo-e-violenza-maschile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renata Fumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 16:52:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[abuso narcisistico]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[malattia e salute]]></category>
		<category><![CDATA[narcisismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il narcisismo oggi si presenta come causa della violenza maschile senza la scomodità di destrutturare gerarchie di potere</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Perché non basta una “malattia” per spiegare la violenza di genere</h2>
<h3>Il narcisismo oggi si presenta come causa della violenza maschile senza la scomodità di destrutturare gerarchie di potere e subalternità femminile</h3>
<p>Ne uccide di più il narcisismo o il patriarcato? Non è questione di lana caprina ma dirimente. Da qualche tempo,<strong> l’analisi della violenza maschile contro le donne</strong>, come frutto della radice culturale di stampo patriarcale, viene annacquata da narrazioni che tirano in ballo psicopatologie varie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ve n’è una particolarmente avvincente ed è quella di attribuire al disturbo narcisistico della personalità <strong>la causa di tutti i mali,</strong> l’origine di tutte le violenze. Abbiamo trovato la quadratura del cerchio, la risposta a tutte le nostre domande.</p>
<h3>La diffusione del termine “narcisista maligno” nei media</h3>
<p>La martellante propaganda sul <strong>narcisismo maligno </strong> fatta da psicologi, criminologi, opinionisti più o meno improvvisati, è talmente pervasiva sui media e sui social, che non c’è giorno che io non inciampi sul web, in qualche articolo che proponga dei test per capire se si hanno relazioni in corso con narcisisti maligni.</p>
<p>Il tema del narcisismo maligno è diventato <strong>virale.</strong> Accade che alcune donne, alla fine del colloquio con l’operatrice del centro antiviolenza chiedano: “lui è un narcisista, vero?”.</p>
<p>Il narcisismo maligno ha sostituito la spiegazione che si dava 40 anni fa della <strong>violenza domestica:</strong> l’alcol, la droga, l’emarginazione sociale, la follia e pure essere meridionale (questo soprattutto al nord). I meno informati, sono convinti che si parli di femminicidio perché prima della straordinaria definizione di Marcela Lagarde non esisteva. Fino al 1996, lo stupro era un reato contro la morale. Fino al 1981, lo Stato garantiva <strong>pene esigue</strong>, se un uomo ammazzava per onore figlie, sorelle, madri e mogli, e un uomo responsabile di stupro poteva estinguere il reato con il matrimonio. Ergo ci sarebbe da pensare che fino al 1981, gli uomini abbiano ammazzato le donne<strong> a causa del patriarcato,</strong> dal 1982 per alcol o droga, dal 2024 per narcisismo. Ad ogni modo le donne continuano ad essere discriminate, vittimizzate nei tribunali, colpevolizzate quando denunciano violenze, e ad essere uccise.</p>
<h2>Perché il narcisismo viene spesso indicato come causa della violenza contro le donne?</h2>
<p>Mi viene anche da pensare che secondo la spiegazione del narcisismo come origine della violenza, gli immigrati, percepiti come portatori di culture arretrate, uccidano a causa di un retaggio patriarcale, gli italiani per narcisismo. Tempo fa è stata scoperta una chat su <strong>Telegram,</strong> condivisa da 80mila utenti provenienti da diverse aree del pianeta Terra. Si scambiavano consigli utili su<strong> come stuprare le donne.</strong> Qual era l’origine della loro violenza? Alcol, droga, narcisismo, religione, cultura arretrata? Ad ogni modo erano d’accordo su come relazionarsi con la sessualità e<strong> i corpi delle donne:</strong> lo stupro. In molti sono d’accordo anche dall’aldilà perché la cultura dello stupro abita la Terra da qualche migliaio di anni.</p>
<h3>Ridurre la violenza di genere a una diagnosi</h3>
<h4>conseguenze sociali e simboliche</h4>
<h4><strong>Daniele Vasari</strong></h4>
<p>responsabile del Centro ascolto maltrattanti di Forlì, da me interrogato sul tema, risponde: “Ridurre il femminicidio a un’espressione di disturbo di personalità narcisistiche è non solo fuorviante, ma <strong>profondamente pericoloso.</strong> Il narcisismo, in sé, non è sinonimo di violenza né tantomeno di omicidio. La tendenza a patologizzare la violenza di genere — cercando una diagnosi per ogni atto — rischia di trasformarsi in una forma di giustificazionismo mascherato, con gravi implicazioni anche sul piano giuridico. Se si attribuisce tutto a una presunta malattia mentale, il rischio è quello di legittimare sconti di pena o attenuanti, svuotando di responsabilità l’autore e di senso la lotta contro la violenza. Il femminicidio è invece<strong> una manifestazione concreta e drammatica</strong> di un sistema culturale patriarcale radicato da millenni, che si nutre di disparità, controllo e sopraffazione. Questo non si corregge con<strong> una diagnosi,</strong> ma con un cambiamento profondo e collettivo di coscienza. Il patriarcato ha una storia millenaria, il DSM – ovvero il manuale diagnostico dei disturbi mentali – ha poco più di settanta anni . Credere che basti una definizione clinica per spiegare un fenomeno così complesso e radicato significa non aver compreso la vera natura del problema” .</p>
<h4><strong>Margherita Carlini</strong></h4>
<p>psicoterapeuta e criminologa, mi lascia questa riflessione: “È chiaro che esiste una tendenza a attribuire la responsabilità degli agiti abusanti e maltrattanti, all’interno delle relazioni di intimità, a funzionamenti di tipo narcisistico. Si parla soprattutto di <strong>narcisismo patologico</strong>. E’ una tendenza dirompente, quanto a mio avviso, estremamente dannosa, perché essenzialmente semplifica un fenomeno che è estremamente complesso. E’ vero, vi sono alcuni funzionamenti, alcuni tratti e alcuni disturbi di personalità che sono correlati con rischi più elevati di esordi e di agiti maltrattanti, aggressivi o di escalation recidiva. <strong>Da solo questo fattore non spiega la complessità del fenomeno</strong>. Questa tesi da sola, è estremamente pericolosa, perché concentra l’attenzione sul singolo, evitando invece di attribuire il peso della sussistenza di questo fenomeno a qualcosa di sistematico e quindi culturale. Perché un uomo sente di poter prevalere e predominare rispetto a una donna? Il narcisismo non dà motivazione della recidiva. Tra i disturbi di personalità, uno estremamente correlato al rischio di recidiva e di escalation è il disturbo ossessivo compulsivo”.</p>
<h2>Un approccio più ampio: contesto, cultura e responsabilità collettiva</h2>
<p>“A mio avviso – continua – molto di più rispetto al disturbo narcisistico. Nel disturbo narcisistico, il soggetto è egosintonico, è egoriferito. Questo non significa che debba sempre avere agiti aggressivi nei confronti dell’altro, mentre nel disturbo ossessivo, il soggetto deve controllare, vari aspetti della propria esistenza. Laddove gli viene meno il controllo nell’ambito della relazione di <strong>intimità,</strong> è fortemente destabilizzato e questa forte destabilizzazione può portarlo anche ad avere agiti aggressivi nei confronti di chi ha prodotto quel disequilibrio, che per lui invece è funzionale.</p>
<h3>Il disturbo Ossessivo Compulsivo</h3>
<p>Senza il controllo non esisto e per continuare ad esistere lo devo ripresentare e lo faccio anche attraverso la violenza, anche attraverso la morte. Questo ad esempio è un disturbo molto più correlato con i rischi, di cui in realtà si parla pochissimo. Se analizziamo molti casi di femminicidi, anche di quelli di cui mi sono occupata direttamente, nel loro racconto emerge che funzionavano in base a un elevatissimo controllo di tutto. Chiaramente il disturbo ossessivo compulsivo non è da <strong>solo indicativo della tendenza</strong>”.</p>
<p><em>Non posso che essere d’accordo con Margherita Carlini e Daniele Vasari.</em></p>
<h2>Conclusione — perché serve più responsabilità sociale che diagnosi</h2>
<p><strong>Il narcisismo come origine di ogni male, è funzionale ad evitare di parlare di patriarcato.  Significa non ricondurre la violenza maschile ad un problema culturale e sistemico.</strong> Il femminicidio non si risolve agendo sul singolo ma su quella che è la visione dell’uomo e della donna nel nostro sistema socioculturale. Il narcisismo oggi, come l’alcol e la droga, ieri, si presenta come causa della violenza maschile senza la scomodità di destrutturare<strong> gerarchie di potere.</strong> Il dominio maschile e subalternità femminile. Un modo per parlare di violenza maschile senza mettere nulla in discussione. Senza sradicare ciò che la alimenta.</p>
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		<title>Il pendolo delle emozioni</title>
		<link>https://www.psicoterapeutatorino.eu/il-pendolo-delle-emozioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renata Fumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 May 2023 14:59:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le nostre emozioni sono sempre in movimento, anche nel sonno. In noi c’è sempre una potenziale tensione emotiva che può darci gioia o dolore e, anche se ci conosciamo bene, le nostre emozioni a volte ci sorprendono. 1. Le oscillazioni del pendolo Il moto delle emozioni è come quello d’un pendolo: se oscilla in alto, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le nostre emozioni sono sempre in movimento, anche nel sonno. In noi c’è sempre una potenziale tensione emotiva che può darci gioia o dolore e, anche se ci conosciamo bene, le nostre emozioni a volte ci sorprendono.</strong></p>
<p><strong>1. Le oscillazioni del pendolo</strong></p>
<p>Il moto delle emozioni è come quello d’un pendolo: se oscilla in alto, poi oscillerà in basso; e anche quando è fermo ha in se’ la capacità d’oscillare. Possiamo passare velocemente da uno stato di calma ad uno di euforia o di depressione: per esempio, un arrivo inaspettato può provocare un entusiasmo dovuto al piacere della visita, un incidente improvviso invece può causare rabbia o paura. Spesso gli incontri sociali sono accompagnati da oscillazioni del pendolo, ma non è detto che le emozioni provate si mostrino all’esterno.</p>
<p><strong>I termini ‘alto’ e ‘basso’ identificano i due estremi del pendolo</strong>: nell’alto ci sentiamo rivolti all’esterno indipendentemente dalle emozioni che proviamo (rabbia, euforia, disperazione…); nel basso invece ci sentiamo stanchi, spesso depressi e comunque siamo rivolti al nostro interno.</p>
<p><strong>2. I bassi</strong></p>
<p>Il basso del pendolo e’ dovuto all’esaurimento di energia fisica ed emotiva. Lo proviamo dopo uno sforzo fisico o un lungo viaggio, e questo tipo di basso rimane nella parte tollerabile dell’area sinistra del pendolo , vicino alla calma. Un basso piace¬vole può essere anche l’emozione che proviamo dopo aver visto una buona produ¬zione d’una tragedia Shakespeariana o quando ci sentiamo dei martiri perché lavoriamo e diamo più di tutti. In questo stato possiamo compiacerci, provare autocompassione o magari entrambe le cose.</p>
<p><strong>L’entità del male che il compiacimento e l’autocompassione ci possono fare dipende da quanto facciamo oscillare il pendolo</strong>: più oscilliamo in basso, peggio staremo. Questo vale anche per il basso compulsivo: più è’ profondo e duraturo, più faremo male a noi stessi e agli altri.</p>
<p>Il basso intollerabile (o compulsivo) e’caratterizzato da una negatività estrema. Ci concentriamo sugli aspetti negativi e dannosi delle cose senza accorgerci del nutrimento emotivo a nostra disposizione. Invece è proprio ricorrendo agli altri che possiamo cominciare ad uscire da questo stato.</p>
<p>Se il basso e’ piacevole, siamo tentati di restarci dedicando molta attenzione all’imperfezione della specie umana, al buio della notte, alla prevalenza del crimine, della disonestà e dell’egoismo, all’assenza di significato nella vita, alla brevità della stessa, all’inevitabilità della morte.</p>
<p>Alcune di queste emozioni sono utili, l’essenziale è essere coscienti del processo in cui ci troviamo, perché in questo stato perdiamo la capacita’ di valutare in modo equilibrato.</p>
<p>Se il basso compulsivo e’ sgradevole ci odiamo, siamo depressi, ci sentia¬mo inutili, senza valore e spesso in colpa. E’ molto più difficile uscire da questo stato se ci sentiamo colpevoli: il senso di colpa fa oscillare il pendolo ancora più in basso e può trasformare un basso piacevole, in sgradevole. Basta concentrarsi su tutti i propri ‘fallimenti’ per alimentare il senso di colpa e attivare un circolo vizioso di autocom¬passione, basso piacevole e senso di colpa, basso sgradevole.</p>
<p>E’ più difficile uscire da un basso sgradevole che da uno piacevole perché ci sentiamo più inerti e rifiutiamo tassativamente l’aiuto di chi ci vuole assistere. E potremmo restarci per giorni, mesi, anni o addirittura abituarci a vivere così.</p>
<p><strong>Abbiamo bisogno d’imparare a riconoscere i nostri bassi e a sapere quanto profondi sono</strong>. Ci serve anche trovare modi per uscirne, per esempio ascoltare chi percepisce il nostro stato e non s’arrende davanti ai nostri continui rifiuti.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-2927" src="https://www.psicoterapeutatorino.eu/nuovosito/wp-content/uploads/2023/05/images-5-2.jpeg" alt="" width="311" height="246" /></p>
<p><strong>3. Gli alti</strong></p>
<p>Quando oscilliamo in modo incontrollabile verso l’alto, esternando l’energia che questo implica, non sopportiamo d’essere interrotti. La “compulsività” degli alti si riconosce da questo: se sto parlando euforicamente provo quasi un dolore fisico a fermarmi, se sono furente e voglio colpire un “nemico” può essere impossibile fermare l’oscillazione e tornare alla calma.</p>
<p><strong>L’impeto dell’energia verso l’alto compulsivo ci toglie la coscienza di dove siamo, con chi siamo e cosa stiamo facendo</strong>. L’unica coscienza che abbiamo in questo stato è la coscienza dell’alto, e da li’ è impossibile rendersi conto della forza della calma, eppure è proprio di questa che abbiamo bisogno per non oscillare ancora e farci del male. Abbiamo bisogno di riportarci lentamente all’area tollerabile in cui siamo coscienti della calma e possiamo scegliere che uso fare della nostra energia. Da lì possiamo decidere, per esempio, quanto arrabbiarci e quanto in alto oscillare bevendo o parlando con qualcuno che ci stimola veramente.</p>
<p>Come per i bassi, è utile avere chi ci fa notare il nostro stato, anche se sentiamo il loro intervento come un’intollerabile interferenza. La verità è che abbiamo bisogno di diventare consapevoli di quegli alti estremi.</p>
<p><strong>4. La calma</strong></p>
<p>L’area di mezzo del pendolo e’ quella della calma, della centratura. Benché ci siano sempre movimenti emotivi, qui troviamo la nostra forza, salute e vera coscienza. Mentre nel basso, con le nostre emozioni rivolte all’interno, ci sentiamo vittime o fallimenti totali, nella calma vediamo le cose con una certa prospettiva. Invece di creare problemi emotivi in funzione di quanto in basso siamo, possiamo valutare la situazione senza creare una malattia seria dal nostro dolore.</p>
<p>Nella calma attiviamo la nostra incredibile capacità di recuperare, d’adattarci e di continuare, nonostante grossi cambiamenti o dolore in sopporta-bile. Nel profondo del nostro organismo sappiamo che la tragedia è comune e che viviamo in un mondo tragico. E anche che ognuno di noi è forte, sano e capace di contribuire; questo lo sperimentiamo nella calma e dal contatto con la nostra vera essenza.</p>
<p>Se siamo nello stato di calma, possiamo contribuire agli altri senza sconfiggerci con gli alti dai piani grandiosi o i bassi in cui sminuiamo le nostre capacità. Questo non significa stare sempre nella calma abbiamo anche bisogno del flusso energetico degli alti e di recuperare le forze nei bassi; ci servono l’aggressività e la capacità di correre dei rischi tipiche delle oscillazioni verso l’alto quanto la ‘danza autovalutativa’ dei bassi.</p>
<p>Un aspetto positivo degli estremi del pendolo è che ci scuotono alla radice e che ci portano, se siamo disposti, verso nuove direzioni: una volta che torniamo ad essere centrati possiamo decidere, per esempio, di lasciare un lavoro che ci è dannoso, di esprimere dei risentimenti tenuti dentro per troppo tempo o di uscire da un rapporto affettivo distruttivo. Nella calma siamo in grado di valutare il nostro rapporto con il mondo nel presente.</p>
<p>Invece, se oscilliamo continuamente da alti estremi a bassi profondi senza fermarci, la calma non esisterà per noi; non avremo modo di contattare ed usare la nostra forza interiore e la nostra vita sarà come viaggiare su un rapido di notte senza nemmeno sapere in che paese siamo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu/il-pendolo-delle-emozioni/">Il pendolo delle emozioni</a> proviene da <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu">Psicoterapeuta Torino Renata Fumi</a>.</p>
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		<item>
		<title>Terapia Bioenergetica</title>
		<link>https://www.psicoterapeutatorino.eu/terapia-bioenergetica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renata Fumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 May 2023 13:48:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella terapia bioenergetica, l’emergere della sensazione di vergogna era l’indicatore primario di un blocco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu/terapia-bioenergetica/">Terapia Bioenergetica</a> proviene da <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu">Psicoterapeuta Torino Renata Fumi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Trattamento Bioenergetico della Vergogna</h2>
<p>Lavorando con il corpo, ci occupiamo moltissimo di <em>vergogna. </em></p>
<p>Per Reich, e nella terapia bioenergetica, l’emergere della sensazione di vergogna era l’indicatore primario di un blocco. Inoltre, uno degli ostacoli al lavoro corporeo è spesso un sentimento di vergogna che ostacola l’esplorazione del vissuto corporeo ed emotivo.<br />
Per Helfaer <strong>il rispetto di sé è un concetto corporeo</strong> che permette di comprendere il sentimento della vergogna: significa essere in contatto con i propri sentimenti e con i propri stati corporei, permettendosi di lasciarsi guidare da essi.</p>
<p><strong>E’ espressione della vitalità e dello scorrere della propria energia vitale.</strong> Riflette la capacità di essere pienamente in contatto con se stessi e con il mondo esterno. La nostra capacità di rispettarci può essere minata da sentimenti di bassa autostima, come da altre sfumature della vergogna: odio di sé, umiliazione, senso di fallimento, di inadeguatezza e di mancanza di indipendenza.</p>
<p><strong>La vergogna è un’esperienza universale. Tutti l’abbiamo provata</strong>. Sappiamo cosa vuol dire provare sentimenti di inutilità, scarsa auto-stima, fallimento e sensazione di inadeguatezza. Sappiamo cosa significa sentire di non appartenere a niente e a nessuno, sentirci esclusi, sentire di aver perso le nostre relazioni importanti. Sappiamo cosa significa provare vergogna per la nostra condotta, per i nostri desideri ed il nostro comportamento.</p>
<p><strong>Sappiamo cosa significa vergognarci del nostro corpo o di parti del nostro corpo, della nostra sessualità, dei nostri desideri</strong>. Sappiamo cosa significa desiderare di sprofondare nella terra o sparire.</p>
<p>Una caratteristica della vergogna, che rende difficile elaborarla, è che raramente viene esplicitata. “<strong>La</strong> <strong>vergogna porta a nascondersi per paura di rendere il proprio Sè inaccettabile</strong>”.</p>
<p>Spesso ciò che emerge sono le difese strutturate rispetto alla vergogna: rabbia, disprezzo, invidia, depressione, ipocondria. Anche i tratti caratteriali di arroganza, superiorità, così come la grandiosità, sono difese ben conosciute contro la vergogna.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2893" src="https://www.psicoterapeutatorino.eu/nuovosito/wp-content/uploads/2023/05/vergogna-2.jpeg" alt="" width="300" height="150" /></p>
<p>I <em>fallimenti genitoriali</em> nel rispondere ai bisogni del bambino in modo facilitante portano allo sviluppo di un Ideale dell’Io incongruente con il Sè reale, corporeo del bambino. Ideali ed obiettivi irrealistici si sviluppano come compensazione e così l’adulto cresciuto da un tale bambino proverà vergogna rispetto ai propri bisogni infantili.</p>
<p><strong>La prospettiva bioenergetica porta l’attenzione alla vergogna corporea</strong>, una vergogna che <strong>pervade l’identità, in cui le parti del corpo e le espressioni corporee sono vergognose</strong>. Nei sogni la vergogna si esprime spesso attraverso l’immagine di essere nudi in pubblico, specialmente con la parte inferiore del corpo, i genitali e la parte posteriore, esposti.</p>
<p>Senza il rispetto di sé, il vuoto lasciato dal crollo degli ideali può condurre alla depressione; <strong>finché non ristabiliamo la connessione con il corpo non possiamo stabilire aspettative più ragionevoli.</strong><br />
Nuove possibilità si possono aprire <strong>nel movimento</strong>, visto  il bambino che si vergogna, umiliato, si ritira, collassa. Al contrario, il bambino che è visto ed apprezzato, che è sostenuto energeticamente è dritto, vivace e sicuro di sè. Il brusco passaggio dall’eccitamento espansivo, sicuro di sè, alla contrazione vergognosa può essere all’origine della malattia somatica presente nella nostra vita.</p>
<p>Spesso, <strong>l’esperienza di vergogna è integrata nella personalità o carattere</strong>. La contrazione cronica dell’esperienza precoce di vergogna è il fondamento per costruire e mantenere questo sistema.<br />
Le esperienze precoci di vergogna si verificano all’interno del contesto dei legami vitali del bambino e <strong>strutturano un sistema di odio di sè che diventa la risposta del bambino al fallimento</strong> dei propri tentativi di connettersi, di ricostruire la relazione vitale come dovrebbe essere, di costruire l’amore e l’amabilità. Sono tentativi di ricostruire un Sè coesivo a partire da una esperienza di frammentazione.</p>
<p>Lo sviluppo dell’identità sessuale passa per l&#8217;’identificazione con i genitali, quando questa viene interrotta da abitudini sessuali negative, moralistiche, imbarazzanti e rifiutanti, porta alla vergogna genitale e nella castrazione. Ci si può sentire troppo svalutati per essere scelti o per essere liberi di scegliere un compagno.</p>
<p><strong>L’umiliazione, un aspetto dell’esperienza di vergogna, è particolarmente devastante.</strong> Infatti, con l’umiliazione, si può sviluppare un oggetto interno persecutorio.</p>
<h3><strong>Trattamento Bioenergetico della Vergogna</strong></h3>
<p>Morrison afferma succintamente, “<strong>Se l’antidoto per la colpa è il perdono quello per la vergogna è l’accettazione di Sè, nonostante le debolezze, i difetti e i fallimenti</strong>”. L’atteggiamento di accettazione del terapeuta si colloca nel più ampio contesto del rispetto per la condizione, i sentimenti e la realtà del corpo così come questo è nel momento presente. È questo atteggiamento che conduce al rispetto di sé alla base dell’auto-accettazione.</p>
<p>La natura distintiva della bioenergetica porta immediatamente la vergogna al centro della relazione terapeutica: la sua essenza può essere catturata dalla frase “vedere la persona”. Il lavoro con il corpo è basato su una disciplina del guardare e vedere con il contatto. Dal momento che c’è un qualsiasi tipo di propensione alla vergogna, sarà facilmente ed alle volte subito stimolata dalla consapevolezza degli occhi del terapeuta, vissuto dal paziente come il proprio “occhio rivolto all’interno”.</p>
<p>Il guardare e l’osservare rispettosi devono essere basati sulla profonda accettazione da parte del terapeuta di sé stesso ad un livello corporeo, un’accettazione che sarà registrata dal cliente come un senso di rispetto che traspare nel suo modo di guardare e di stare in contatto. A questo punto il lavoro energetico può essere indirizzato ad aiutare il paziente a costruire un senso di rispetto del proprio corpo che sosterrà l’esplorazione del proprio movimento.</p>
<p>Qui, <strong>il lavoro bioenergetico dà il suo contributo unico al trattamento influenzando specifici aspetti del funzionamento somatico</strong>. Questi includono la tensione muscolare, la respirazione bloccata, il trattenere l’espressione emotiva e lo squilibrio delle risposte del sistema nervoso autonomo. Comunque, mentre un intervento bioenergetico è molto specifico nel modo in cui influenza una funzione corporea, la persona resta il centro del lavoro e la mancanza di contatto è sempre il tema energetico sottostante.</p>
<p><strong>La terapia bioenergetica porta l’attenzione anche alla sovraeccitazione del sistema nervoso simpatico, incoraggiando un equilibrio con il sistema parasimpatico. L’obiettivo terapeutico è la regolazione</strong>. Una regolazione dell’iper-attivazione si può ottenere attraverso la respirazione ritmica profonda, il pianto e la scarica espressiva della rabbia. In altri casi, con il trauma, è il parasimpatico ad essere sovra-attivato. Lo shock, il congelamento e i sintomi gastro-intestinali ne possono essere un esempio. Anche la depressione e l’ansia, in modi diversi, rappresentano lo squilibrio e la sovraeccitazione sia del sistema nervoso simpatico sia di quello parasimpatico, così come altri disturbi del sistema nervoso centrale e di quello ormonale. <strong>Il lavoro energetico in questi casi si focalizza, in modi differenti, sulla “regolazione verso il basso”.</strong></p>
<p>Nel condividere empaticamente l’esperienza del paziente, il lavoro energetico si sintonizza con le emozioni dolorose, favorendo il respiro che libera il pianto ed il dolore, tra gli altri processi, e favorisce la <strong>guarigione delle contrazioni dolorose e delle emozioni correlate, permettendo lo svilupparsi e il consolidarsi di un atteggiamento rispettoso nei confronti di se e dei propri limiti.</strong></p>
<p><strong>L’intenzione della terapia è aiutare il paziente ad essere in contatto con l’esperienza interiore. Ristabilendo un contatto più profondo con se stesso, le parti alienate e l’energia impiegata nell’estraniamento e nelle proiezioni può essere nuovamente investite nel Sè.</strong><br />
Qui, il contributo della bioenergetica è di aiutare il soggetto a trovare ed a correggere il proprio movimento, a liberare la pulsazione dalle restrizioni caratteriali ad un livello di atteggiamento ed energetico.</p>
<p>E’ molto importante notare che <strong>rispettarsi, non significa non sentire la vergogna o il dolore</strong>. Al contrario, è la predisposizione nei confronti del Sè che permette di sentire e di “sopportare” la vergogna ed il dolore. Permette di sopportare le emozioni piuttosto che sopportare gli effetti della lotta contro di essi. Nel sopportare la vergogna, possiamo, in un certo senso, completare un’esperienza, sentirla dall’inizio alla fine. <strong>Possiamo guardare alle origini della vergogna all’interno della nostra personalità e della nostra storia. Anche questo prepara il terreno per l’auto-accettazione, l’antidoto alla vergogna, l’accettazione del proprio Sè con i suoi limiti e i suoi fallimenti</strong></p>
<p>adattato dal testo<br />
© a cura di Nicoletta Cinotti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu/terapia-bioenergetica/">Terapia Bioenergetica</a> proviene da <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu">Psicoterapeuta Torino Renata Fumi</a>.</p>
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		<title>Il sentiero dell’autoguarigione</title>
		<link>https://www.psicoterapeutatorino.eu/il-sentiero-dellautoguarigione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renata Fumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 11:01:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso abbiamo bisogno di dare spazio al nostro bisogno d’amore, di contatto e di espressione libera, per esplorare una strada migliore verso l’unità e l’armonia. Avendo imparato molto presto a limitare la nostra vitalità ed a creare barriere contro le emozioni: con il tempo, rischiamo di non sapere più chi siamo davvero e di vivere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Spesso abbiamo bisogno di dare spazio al nostro bisogno d’amore, di contatto e di espressione libera, per esplorare una strada migliore verso l’unità e l’armonia. Avendo imparato molto presto a limitare la nostra vitalità ed a creare barriere contro le emozioni: con il tempo, rischiamo di non sapere più chi siamo davvero e di vivere dominati inconsciamente dalla paura e dai sensi di colpa</strong>.</p>
<p>Recenti studi hanno mostrato che molte malattie insorgono perché gli stati d’animo di sofferenza possono alterare completamente il funzionamento biologico. Al tempo stesso, si è anche visto che <strong>stati di benessere possono riportare al corretto funzionamento</strong> i processi fisiologici alterati. Pertanto le emozioni sono decisive per il funzionamento del sistema immunitario, di quello endocrino e di quello neurovegeta-tivo e, allora, la nostra <strong>salute fisica potrebbe dipendere da quella emotiva</strong>.</p>
<p>Il mio lavoro è dedicato all’integrazione, possibilmente gioiosa, di corpo – mente – spirito. Offro un’occasione di riflessione su sé stessi ma anche di contatto con la vitalità ed il piacere. Ci apriamo all’ascolto del corpo e alla sua energia con gli esercizi della bioenergetica. Poi, per cominciare a lasciar andare la paura che c’impedisce di vivere davvero, useremo le visualizzazioni guidate ed <strong>uno dei più antichi mantra di purificazione</strong> che esistano. Deriva dalla Cabala e significa ‘spirito, soffio di Dio’; tende a sciogliere blocchi e tensioni ed a risvegliare il piacere e la gioia di vivere. Infatti, <strong>le vibrazioni prodotte dal suono</strong> funzionano da ‘massaggio psichico’: puliscono i centri energetici, liberano l’intuito e la creatività, <strong>rafforzano il senso d’identità e le capacità di autoaffermazione</strong>.</p>
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		<title>Ascoltare il corpo</title>
		<link>https://www.psicoterapeutatorino.eu/ascoltare-il-corpo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renata Fumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2023 11:04:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Bioenergetica è stata creata da Alexander Lowen per includere l’ascolto del corpo nel processo terapeutico. Sappiamo che, a partire dai primi anni di vita, i conflitti emotivi inconsci si strutturano nel corpo e, con il tempo, creano quelle tensioni muscolari croniche che chiamiamo armatura. Diventa parte integrante di noi e ci fa agire nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La Bioenergetica è stata creata da Alexander Lowen per includere l’ascolto del corpo nel processo terapeutico</strong>. Sappiamo che, a partire dai primi anni di vita, i conflitti emotivi inconsci si strutturano nel corpo e, con il tempo, creano quelle tensioni muscolari croniche che chiamiamo armatura. Diventa parte integrante di noi e ci fa agire nel modo che abbiamo imparato a fare per non soffrire troppo e condiziona anche i sentimenti con cui affrontiamo le situazioni. Spesso, queste tensioni sono associate a sentimenti di tristezza, paura e rabbia.<br />
<strong>A volte le esperienze dell’infanzia portano a non sentirsi degni d’amore e quindi, temendo risposte ostili dagli altri, a rinunciare ad esprimersi</strong>. Così molti di noi hanno imparato molto presto a limitare la vitalità ed a creare barriere contro le emozioni, e questo implica che non sempre riusciamo a dare spazio ai nostri bisogni più profondi. Proprio per questo l<strong>avoro per risvegliare il nostro corpo e le nostre emozioni</strong>.<br />
Quando il corpo si espande, grazie alla respirazione profonda e all’aumento di flessibilità, ci restituisce un maggior senso di sé, risveglia i ricordi nascosti nella muscolatura contratta e cambia il modo di percepire, permettendoci di uscire dal circolo vizioso di chiusura e rinuncia. Infatti, <strong>dando spazio alle diverse parti di noi, affrontando il disagio, la paura e il senso di colpa, permettiamo uno scambio che porta a maggiore armonia, serenità e gioia di vivere.</strong><br />
Nel mio lavoro la respirazione assume un ruolo veramente centrale: osservare il modo in cui una persona respira permette di vedere come si pone rispetto al diritto di prendere ciò che le serve nella vita. Respirare è un atto aggressivo e spesso, un’insufficiente ampiezza del respiro si riflette in una riduzione del flusso delle sensazioni nel corpo che può portare a scoraggiamento e tristezza.</p>
<p><strong>Aumentare l’ampiezza del respiro è possibile ed il risultato è talvolta sorprendente perché magari scopriamo che un disturbo ritenuto mentale era in realtà connesso alla rigidità del corpo</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2774" src="https://www.psicoterapeutatorino.eu/nuovosito/wp-content/uploads/2023/05/rspira-300x150-1.jpg" alt="" width="300" height="150" /><br />
Incoraggio sempre un atteggiamento amorevole che ci da il permesso di essere chi siamo; penso che respirare ci faccia dire di sì a noi stessi: <strong>mentre inspiriamo ci nutriamo profondamente, mentre espiriamo ci accettiamo e ci perdoniamo per le cose che credevamo essere errori.</strong><br />
Per esempio, come stiamo respirando in questo momento? Si vede l’espansione del torace e dell’addome quando inspiriamo? Prendiamo un momento per fare qualche respiro profondo, inspirando dal naso ed espirando dalla bocca, ricordando che per approfondire e allungare il respiro abbiamo bisogno di allungare l’espirazione. Inspiriamo profondamente ed espiriamo fino a quando sentiamo di aver vuotato i polmoni, a quel punto inspiriamo di nuovo e continuiamo per qualche secondo .… Come ci sentiamo ora? Osserviamo e ascoltiamo quello che questo breve esercizio ci ha portato.<br />
Un <strong>concetto fondamentale in bioenergetica è quello del grounding</strong>, cioè del radicamento, dell’imparare a stare bene con i piedi per terra. E’ una posizione in piedi con le ginocchia flesse che permette di osservare (e alla persona di sentire) la capacità di reggersi sulle proprie gambe, in tutti i sensi. In particolare, il modo in cui una persona sta in piedi esprime molto rispetto ai suoi primi rapporti. Con il tempo, la pratica aiuta a entrare nelle proprie gambe, a sentirle da dentro, anche perché permette di contattare l’istinto e l’animalità troppo spesso repressi.</p>
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		<title>La malattia è la paura</title>
		<link>https://www.psicoterapeutatorino.eu/la-malattia-la-paura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renata Fumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2023 10:56:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Forse abbiamo sbagliato tutto! Quando andiamo oltre la paura ed entriamo nella curiosità scopriamo che la malattia è la saggezza del corpo che agisce nel proprio modo straordinariamente personale. Ci sono le etichette: depressione, cancro al seno, Hashimoto … Non sono solo parole, hanno potere perché sostenute culturalmente da convinzioni legate ai segni e ai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Forse abbiamo sbagliato tutto! Quando andiamo oltre la paura ed entriamo nella curiosità scopriamo che <strong>la malattia è la saggezza del corpo che agisce nel proprio modo straordinariamente personale</strong>.<br />
Ci sono le etichette: depressione, cancro al seno, Hashimoto … Non sono solo parole, hanno potere perché sostenute culturalmente da convinzioni legate ai segni e ai sintomi osservati. C’è un elenco che viene continuamente diffuso e che continuiamo a imparare di cosa attiva la paura. Perché è un problema preoccuparci? Preoccuparci ci fa davvero ammalare?</p>
<p>Conosciamo l’effetto placebo, cioè guarire con una pastiglia di zucchero o grazie a una relazione. Esiste però anche l’effetto “nocebo”: l’essere danneggiati dalle proprie aspettative in base al potere delle convinzioni. Per esempio, se siamo convinti che un farmaco non ci farà bene perché abbiamo visto che faceva male a persone che conosciamo potremmo avere più effetti collaterali.<br />
Quindi,<strong> le nostre convinzioni condizionate culturalmente sul danno e la nostra vulnerabilità possono condizionare la nostra fisiologia</strong>. Potrebbe essere allora che l’esperienza della paura abbia seminato i sintomi che eventualmente verranno diagnosticati come malattia?</p>
<p>In realtà sappiamo dagli anni ‘90 della psico-neuro-endocrino &#8211; immunologia, cioè dei collegamenti fra sistema immune psiche e cervello.</p>
<p>Se pensiamo che sintomi e malattie hanno un significato e che il corpo ha una saggezza innata, dobbiamo smettere di combattere e di vederci come vittime che dipendono da un sistema nel quale le risposte sono fuori di noi.</p>
<p>Tendiamo a credere che la depressione, e tutte le malattie mentali, siano conseguenza di uno squilibrio chimico nel cervello e che quindi vadano curata con i farmaci. Ma se continuiamo a interferire e a combattere il corpo teniamo viva una lotta E <strong>non possiamo vincere una battaglia contro noi stessi!</strong></p>
<p>Allora potremmo chiederci quali sono le sue radici del sintomo o malattia e considerare i sintomi come messaggeri e non nemici. Questo permette un’apertura a una nuova relazione con se stessi e importanti trasformazioni.</p>
<p>Se la paura è la malattia qual è la cura? Potrebbe essere un nuovo modo di vedere le cose, generando e sperimentando fiducia nel corpo e nel percorso, attraverso le nostre convinzioni, I nostri vissuti e I nostri esiti. <strong>Possiamo scegliere di portare la curiosità nella sfida della malattia e della cura, di sostenere il corpo</strong> invece di interferire con esso E di permettere al nostro se più vero di emergere.<br />
L’esperienza della malattia è così profondamente significativa proprio perché permette di mostrare la nostra vera identità. Abbracciamola, perché <strong>tutto quello che abbiamo desiderato sta dall’altra parte della paura.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2767" src="https://www.psicoterapeutatorino.eu/nuovosito/wp-content/uploads/2023/05/cuore-300x295-1.jpg" alt="" width="300" height="295" srcset="https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2023/05/cuore-300x295-1.jpg 300w, https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2023/05/cuore-300x295-1-80x80.jpg 80w, https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2023/05/cuore-300x295-1-36x36.jpg 36w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br />
Riassunto e tradotto dal sito della psichiatra Kelly Brogan<br />
http://kellybroganmd.com/fear-is-the-sickness</p>
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		<title>Il corpo ha capacità di autoguarigione: come aiutarlo</title>
		<link>https://www.psicoterapeutatorino.eu/il-corpo-ha-capacita-di-autoguarigione-come-aiutarlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renata Fumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2023 09:54:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il corpo ci accompagna ella vita da sempre e, in effetti, non abbiamo un corpo ma lo siamo. Come incoraggiare e sostenere l&#8217;autoguarigione? 1) Accrescendo la consapevolezza dei nostri reali bisogni 2) Prendendoci cura del corpo.  Sosteniamo il riequilibrio e l’armonia con la respirazione, la visualizzazione e la meditazione, con la bioenergetica 3) Riducendo l’attività [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il corpo ci accompagna ella vita da sempre e, in effetti, non abbiamo un corpo ma lo siamo</strong>.</p>
<p>Come incoraggiare e sostenere l&#8217;autoguarigione?</p>
<p><strong>1) Accrescendo la consapevolezza dei nostri reali bisogni</strong></p>
<p><strong>2)</strong> <strong>Prendendoci cura del corpo.  Sosteniamo il riequilibrio e l’armonia con la respirazione, la visualizzazione e la meditazione, con la bioenergetica</strong></p>
<p><strong>3) Riducendo l’attività mentale</strong></p>
<p>4) Riconoscendo le nostre emozioni</p>
<p><strong>5) Coltivando rapporti umani caldi e supportivi, basati sulla fiducia e sull’empatia.</strong></p>
<p>6) Liberando la creatività</p>
<p>7) Esprimendo quello che sentiamo</p>
<p>8) Accentando noi stessi, smettendo di criticarci</p>
<p>9) Rilassandoci, facendo contatto profondo con noi stessi</p>
<p>10) Prevenendo  lo sviluppo delle malattie valorizzando ciò che siamo ed occupandoci del proprio benessere.</p>
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		<title>Essere guerrieri vulnerabili</title>
		<link>https://www.psicoterapeutatorino.eu/essere-guerrieri-vulnerabili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renata Fumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2023 09:34:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per essere un guerriero spirituale, uno dovrebbe avere un cuore rotto; senza un cuore rotto e il riconoscimento di un senso di tenerezza e vulnerabilità dentro di sè e in tutti gli altri, il suo valore guerriero non è credibile. Chögyam Trungpa Rinpoche The Sacred Path of the Warrior. Ed. Shambhala Ciascuno di noi ha [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt"><em>Per essere un guerriero spirituale,</em></span><br />
<span style="font-size: 14pt"><em>uno dovrebbe avere un cuore rotto;</em></span><br />
<span style="font-size: 14pt"><em>senza un cuore rotto</em></span><br />
<span style="font-size: 14pt"><em>e il riconoscimento di un senso di tenerezza e vulnerabilità</em></span><br />
<span style="font-size: 14pt"><em>dentro di sè e in tutti gli altri,</em></span><br />
<span style="font-size: 14pt"><em>il suo valore guerriero non è credibile.</em></span></p>
<p>Chögyam Trungpa Rinpoche<br />
The Sacred Path of the Warrior. Ed. Shambhala</p>
<p>Ciascuno di noi ha dentro di sé un guerriero, un guerriero spirituale che lotta per trovare il giusto equilibrio tra il lasciare andare e l’aggrapparsi, combattere e arrendersi, desiderare e ottenere, vincere e perdere…</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2749" src="https://www.psicoterapeutatorino.eu/nuovosito/wp-content/uploads/2023/05/STT-Sales-windScarf-300x113-1.jpg" alt="" width="300" height="113" /></p>
<p><strong>La via del guerriero è il cammino di ciascuno di noi verso la saggezza</strong> data dalla capacità di stare nella nostra natura umana, con tutto quello che questo significa nel quotidiano, riconoscendone però la scintilla divina. <strong>La bioenergetica aiuta a contattare la realtà: il grounding, con il bend over e l’arco, ci prepara ad affrontare le piccole e grandi sfide che la vita ci presenta.</strong></p>
<p>“La mente è alla continua ricerca di zone di sicurezza, ma queste si dissolvono una dopo l’altra e allora ci affanniamo a costruirne di nuove. Vogliamo sempre sapere che cosa ci aspetta…<strong>La via del guerriero è opposta ala mente</strong>, …è quando siamo totalmente aperti a qualsiasi cosa possa accadere senza tirarci indietro, senza fissarci su noi stessi…<br />
Come può l’esercizio fisico cambiare il nostro atteggiamento verso la vita?<br />
La nostra natura umana ci porterebbe a sdraiarci sul pavimento e fare il minor sforzo possibile, quante volte lasciamo, o abbiamo lasciato, un’attività fisica perché troppa fatica, frustrazione, paura del cambiamento che l’esercizio fisico porterà nel nostro corpo/mente (anche se la paura è sempre ben nascosta e difficile da riconoscere nel suo sorgere!).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2754" src="https://www.psicoterapeutatorino.eu/nuovosito/wp-content/uploads/2023/05/Unknown.jpeg" alt="" width="275" height="183" /></p>
<p><strong>La pratica bioenergetica si basa sul respiro: prendere ciò di cui abbiamo bisogno e poi lasciar andare. Lavoriamo per aprire il corpo</strong>, affinché il respiro fluisca e, anche, per portare il respiro nelle nostre chiusure e rigidità, per ammorbidirle e fare spazio. Ognuno di noi possiede tutto quello che serve per vivere in armonia. E’ il processo che ci porta a fare amicizia con noi stessi e col mondo, un processo che coinvolge non solo le parti che ci piacciono, ma tutto quello che c’è.<br />
“Le cose funzionano sempre per me”<br />
<strong>Questa è la novità data dalla connessione corpo-mente: senza sforzo e aperti alla grazia, impariamo a riconoscerla e a sperimentarla nel quotidiano con il cuore pieno di gratitudine</strong>.</p>
<p>Liberamente ispirato da http://destinazionemindfulness.com/be-vulnerable-warrior-guerrieri-vulnerabili/</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu/essere-guerrieri-vulnerabili/">Essere guerrieri vulnerabili</a> proviene da <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu">Psicoterapeuta Torino Renata Fumi</a>.</p>
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		<title>Visualizzazioni Guidate</title>
		<link>https://www.psicoterapeutatorino.eu/visualizzazioni-guidate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renata Fumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2023 14:01:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center">Visualizzazioni Guidate in Psicoterapia</h2>
<p>Le visualizzazioni (o meditazioni) guidate sono ormai usate in moltissimi ambiti, anche in psicoterapia. Per esempio, si possono usare per <strong>rilassamento guidato</strong>, per la <strong>riduzione dello stress </strong>(<em>tipico della mindfulness</em>), per rafforzare l’autostima e <strong>attivare nuovi modi di pensare</strong>.</p>
<p>Possono persino <strong>incoraggiare un percorso di guarigione</strong> da sintomi e malattie e aiutare a ridurre il dolore come testimoniano moltissimi autori, fra cui l’oncologo Carl Simonton. A questo proposito ho scritto il capitolo del libro “Le radici della spiritualità” che s’intitola “Spiritualità e salute”.</p>
<p>Potete trovare il libro sul sito<a href="https://ilmiolibro.kataweb.it" target="_blank" rel="noopener"> www.ilmiolibro.it</a> che contiene diversi testi di visualizzazioni di guarigione.</p>
<p>Proprio per farti sperimentare la loro efficacia, è a disposizione la mia meditazione guidata <em>“Respirare e ritrovarsi”</em> che aiuta a riprendere contatto con sé stessi e a sciogliere tensioni e paure. Incoraggia anche la reazione con il bambino interiore, una parte di noi che ha spesso bisogno di attenzioni e cure.</p>
<p>Eccola:</p>
<p>Guided visualizations and meditations can be used in so many ways! They can help to <strong>relax, overcome anxiety and stress, reduce pain, face difficult situations and events, even encourage self healing.</strong></p>
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