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	<title>riequilibrio Archivi &#187; Psicoterapeuta Torino Renata Fumi</title>
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	<description>Psicoterapeuta Gestalt Torino</description>
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		<title>Come diventare genitori di se stessi (reparenting)</title>
		<link>https://www.psicoterapeutatorino.eu/come-diventare-genitori-di-se-stessi-reparenting/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renata Fumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 17:06:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nostra infanzia è il luogo in cui si forma la mente subconscia. È anche il luogo in cui impariamo come elaboriamo le emozioni, che aspetto hanno le relazioni, come mantenere i confini e innumerevoli altre abitudini e comportamenti. Idealmente, i nostri genitori sono due persone realizzate che permettono ai loro figli di essere visti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu/come-diventare-genitori-di-se-stessi-reparenting/">Come diventare genitori di se stessi (reparenting)</a> proviene da <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu">Psicoterapeuta Torino Renata Fumi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La nostra infanzia è il luogo in cui si forma la mente subconscia</strong>. </p>
<p>È anche il luogo in cui impariamo come elaboriamo le emozioni, che aspetto hanno le relazioni, come mantenere i confini e innumerevoli altre abitudini e comportamenti. Idealmente, i nostri genitori sono due persone realizzate che permettono ai loro figli di essere visti e ascoltati come l&#8217;individuo unico che sono. La realtà è che viviamo in una cultura che non insegna la consapevolezza cosciente, quindi <strong>la maggior parte di noi è nata da genitori inconsapevoli</strong>. </p>
<p>I genitori inconsapevoli ripetono le stesse abitudini e gli stessi schemi che hanno imparato. Stanno operando da uno spazio ferito a causa delle loro emozioni non elaborate. È importante capire che i genitori possono essere genitori solo in base al proprio livello di consapevolezza.<br />
<strong>Possiamo dare agli altri solo ciò che abbiamo imparato a dare noi stessi</strong>. </p>
<p>Ho lavorato con persone di tutte le diverse fasce demografiche. Nel corso del tempo sono arrivata a capire che la maggior parte delle persone cerca aiuto per &#8220;problemi di comunicazione&#8221; relazionali, abitudini distruttive (dipendenza, autosabotaggio), confusione di identità (&#8220;Chi sono io&#8221;) e sentimenti generalizzati di bassa autostima. Ognuno di questi problemi si manifesta in modo diverso, ma sono tutti legati a una cosa: il comportamento condizionato praticato fin dall&#8217;infanzia. Alcuni di voi che leggono questo articolo potrebbero pensare: &#8220;La mia infanzia è finita, non c&#8217;è motivo di tornarci&#8221;. Oppure: &#8220;Se la mia infanzia è stata quella in cui ho imparato la maggior parte dei miei meccanismi di coping, sono fregato&#8221;. Tendiamo ad essere protettivi e difensivi riguardo alla nostra esperienza infantile, ma la verità è che abbiamo un&#8217;opportunità unica di guarire e scegliere consapevolmente comportamenti diversi da adulti. Indipendentemente da ciò che abbiamo vissuto nel nostro passato. Questo processo è chiamato reparenting. </p>
<p><strong>Il reparenting è l&#8217;atto di dare a te stesso ciò che non hai ricevuto da bambino</strong>.<br />
<img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2024/10/th-1539562384-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" class="alignnone size-medium wp-image-3244" srcset="https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2024/10/th-1539562384-300x200.jpg 300w, https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2024/10/th-1539562384.jpg 474w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br />
Ci libera dall’idea che è tutto colpa dei genitori, ci aiuta ad assumerci la responsabilità. Tutti lo possiamo fare: non è facile e richiede impegno, tempo e pazienza. Non è una bacchetta magica e richiede lavoro costante, però ci porterà a perdonare e guarire. </p>
<p><strong>Si basa su 4 pilastri: Disciplina, Gioia, Regolazione Emotiva e cura di sè.</strong></p>
<p>In base all’esperienza precoce, alcuni saranno più difficili di altri. Per molti la parte più difficile è la disciplina: la parte bambina si ribella e magari nessuna parte disposta ad alzarsi presto, andare in palestra o portare a termine qualsiasi programma. può richiedere un processo di lutto per il sé passato ed anche di sviluppo dell’auto compassione per arrivare a vedere la disciplina in modo diverso.<br />
Per molti è difficile trovare la gioia, è un’esperienza emotiva portata dalla spontaneità, il gioco, la creatività e la pura presenza. E sono tante le persone che non hanno sperimentato tutto questo a casa.<br />
Parte dello scoprire la gioia è imparare quali sono le tue passioni ed interessi, è dedicarsi tempo per re-imparare chi sei. E’ un processo di cambiamento profondo che porta molta sicurezza ed energia creativa.</p>
<p>Ecco <strong>5 passaggi per iniziare:</strong></p>
<p><strong>1. Respira</strong>: Sì, questo è un passo. È facile sentirsi sopraffatti. Il reparenting è un processo, non accade da un giorno all&#8217;altro e nemmeno nell&#8217;arco di un paio di mesi. Se provi a fare troppo di questo lavoro in una volta, ti sentirai sopraffatto e ritornerai ai vecchi schemi. </p>
<p><strong>2. Mantieni una piccola promessa a te stesso ogni giorno</strong>: questo passo dovrebbe essere così piccolo da sembrare insignificante. Devi scegliere qualcosa in cui avrai sicuramente successo. Ad esempio, la mia prima promessa a me stessa è stata quella di svegliarmi presto. Sapevo che con i miei orari avrei potuto farlo ogni singolo giorno. Se i tuoi non lo consentono, non è una buona scelta per te. Se non vai in palestra tutti i giorni adesso, non promettere che andrai in palestra tutti i giorni. Alcuni buoni esempi sono: meditare per 2 minuti, fare una passeggiata di 5 minuti ogni mattina, cucinare qualcosa di buono e scrivere ogni sera prima di dormire. Non scegliere attività che richiedono più di 10 minuti.</p>
<p><strong>3. Dì a qualcuno di cui ti fidi che stai iniziando il processo</strong>: non condividere che lo stai facendo con i tuoi genitori. Non è necessario e può essere dannoso per loro. Ricorda, hanno fatto del loro meglio con il loro livello di consapevolezza e probabilmente si metteranno sulla difensiva se parli di questo. Il reparenting fa per te. Quando ho iniziato il processo, l&#8217;ho condiviso con il mio partner e abbiamo lavorato per farlo insieme. Se hai un partner o un caro amico, fagli sapere che ci stai lavorando. Il supporto sarà utile.</p>
<p>4. <strong>Usa questo mantra: &#8220;Cosa posso darmi in questo momento?</strong>&#8221; Chieditelo spesso. Da bambini, non sempre ci veniva dato ciò di cui avevamo bisogno. Da adulti abbiamo l&#8217;opportunità di darcelo. Quando senti di avere forti emozioni, poniti questa domanda. A volte la risposta può essere un bagno caldo, altre volte disconnettersi dai social media o prendere il sole per 15 minuti. Va bene se quando inizi a fare questa domanda ti senti confuso o non ti arriva una risposta. Continua a chiedere, la pratica richiede di connettersi all’intuito e se manterrai l’impegno, inizierai a ricevere risposte.<br />
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<p>5. <strong>Festeggia quando ti manifesti</strong>: se non siamo stati riconosciuti, celebrati e visti per l&#8217;individuo unico che siamo da piccoli, tenderemo da adulti a ignorare la nuova realtà che stiamo mostrando. Il reparenting è difficile, è un lavoro nell’anima. Riconosci il coraggio che ci vuole e tutti i tuoi progressi. Celebra la persona che stai diventando.</p>
<p>liberaemente tratto da Theholisticpsychologist.com</p>
<p>_____________________________________________________________________________________________________________________</p>
<p>Our childhood is where the subconscious mind is formed.<br />
It’s also where we learn how we process emotions, what relationships look like, how to hold boundaries, and countless other habits and behaviors.<br />
Ideally, our parents are two self actualized people who allow their children to be seen and heard as the unique individual they are. The reality is that we live in a culture that does not teach conscious awareness, so most of us are born to unconscious parents.<br />
Unconscious parents are repeating the same habits and patterns they’ve learned. They’re operating from a wounded space because of their own unprocessed emotions.<br />
It’s important to understand that parents can only parent from their own level of awareness.<br />
We can only give others what we have practiced giving ourselves.<br />
I’ve worked with all different demographics of people. Over time I’ve come to understand that most people seek help for relationship “communication problems”, destructive habits (addiction, self-sabotage), identity confusion (“Who AM I”), and generalized feelings of low-self worth.<br />
Each of these issues manifest differently, but they’re all tied to one thing: conditioned behavior practiced since childhood.<br />
Some of you reading this might be thinking “My childhood is over, there’s no reason to go back there.” Or “If my childhood is where I learned most of my coping mechanisms, I’m screwed.”<br />
We tend to be protective and defensive around our childhood experience, but the truth is we have a unique opportunity to heal and consciously choose different behavior as adults. Regardless of what we have experienced in our past.<br />
This process is called reparenting.<br />
Reparenting is the act of giving yourself what you didn’t receive as a child.<br />
My childhood was unique in that I had two (physically) present parents who were emotionally absent. My mom was a stay-at-home mom and my dad was home every day by 5:30 for dinner. My parents were in their mid 40’s when they had me, and there was 18 years between my brother and myself.<br />
By the time I came around, they were highly distracted. My mom was battling severe chronic pain, and my sister (who had her own health challenges) had gone through a series of surgeries throughout her childhood and teen years. Death and illness were a constant focus.<br />
I had zero discipline. I decided from a very young age what time I would go to bed, what I would eat, and what time I would come home. My mom spent the majority of the time in her bed. Her sickness was a focus for everyone in the home.<br />
There was a lot of chaos and co-dependence.<br />
This is where my anxiety began. It manifested as disordered eating, and obsessive compulsive “achievement” behavior.<br />
Of course, this wasn’t seen as a negative. I excelled in both athletics and academics. I won awards. I was offered scholarships. I adapted, and channeled my anxiety. A lot of people don’t understand that underneath achievement behaviors is a lot of pain and unhealthy conditioning.<br />
In my 30’s when I was no longer in school or playing sports, I got a clearer picture of more negative manifestations.<br />
I didn’t show up for myself, my spending was out of control, I did not understand how to set (or keep boundaries), and overall had placed no focus on my physical and spiritual health.<br />
Discovering reparenting was a game changer for me.<br />
It was not my parents “fault.” It meant nothing about who they were as people. Or how much they loved me. They were doing the best they could with their level of awareness.<br />
Now, it was time for me to do the best I could with my own evolved level of awareness.<br />
Reparenting is our personal responsibility. Anyone can begin the process of reparenting themselves. It takes time, commitment, and patience. There is no quick fix. It will require you to show up every day. But it will allow you to heal and forgive.<br />
The 4 Pillars of reparenting are:<br />
Discipline, Joy, Emotional Regulation, and Self-care.<br />
I go more in depth on these in a video you can watch here: [LINK]<br />
Depending on your unique childhood experience, some of these will be more difficult than others. For me, discipline was the most difficult part. My mind had a tantrums. My childhood-self rebelled. There was no part of me that wanted to wake up early, go to the gym, or really do anything “planned.” It was a process of grieving for my past self as well as self compassion to allow me to view discipline in another way.<br />
Another major struggle for me was finding joy. Joy is an emotional experience. It’s the product of spontaneity, play, creativity, and pure presence. It’s not something that I experienced within the home.<br />
Part of discovering joy is learning your own unique passions and interests. This is something I had to spend time connecting to. I had to relearn “me.”<br />
Years into the reparenting process I can say that I am truly a different person.<br />
It’s brought me so much more confidence, empathy, and creative energy.<br />
Here are 5 Steps to Begin:<br />
1. Breathe: Yes, this is a step. It’s easy to become overwhelmed. Reparenting is a process. It’s not something that happens overnight. It’s not something that happens over a couple of months. If you try to do too much of this work at once, you’ll become overwhelmed and fall back into old patterns. Follow the steps, do not try to do too much at once.<br />
2. Keep one small promise to your yourself every day: This step should be so small that it’s seemingly insignificant. You need to choose something that sets you into a situation where you’ll succeed. For example, my first promise to myself was to wake up early. I knew with my schedule I could do this every single day. If you have a schedule that doesn’t allow for this, this is not a good choice for you. If you don’t go to the gym every day now, do not promise you’ll go to the gym every day. Some good examples are: meditate for 2 minutes, go for a 5 minute walk around the block each morning, cook one meal at home every day, future self journal each night before bed. Time is important here: do not choose any promise that takes more than 10 minutes in total.<br />
3. Tell someone you trust (other than your parents) that you’re beginning the process: do not share that you’re doing this with your parents. It’s not necessary, and can be hurtful to them. Remember, they did the best they could with their level of awareness and will likely become defensive if you talk about this. Reparenting is for you. When I began the process, I shared it with my partner and we worked to do this together. If you have a partner or a close friend, let them know you’re working on this. Support will be helpful.<br />
4. Use this Mantra: “What can I give myself right now?” This is a mantra I use often. As children, we weren’t always given what we needed. As adults we have an opportunity to give what we need to ourselves. When you feel yourself having strong emotions, ask this question. Sometimes the answer for me is a bubble bath. Other times it’s to disconnect with social media, or a need to get into the sun for 15 minutes. It’s ok if when you begin asking this question you feel confused or like there is no answer. Just continue asking. It’s a practice of connecting with intuition. If you stay committed, you’ll begin to get answers.<br />
5. Celebrate when you show up: if we were not recognized, celebrated, and seen for the unique individual we are, we will quickly disregard the reality that we are showing up. Reparenting is difficult. Its soul work. Acknowledge the courage it takes. Own your progress. Celebrate the person you’re becoming.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu/come-diventare-genitori-di-se-stessi-reparenting/">Come diventare genitori di se stessi (reparenting)</a> proviene da <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu">Psicoterapeuta Torino Renata Fumi</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Siamo tutti predisposti alla gratitudine</title>
		<link>https://www.psicoterapeutatorino.eu/siamo-tutti-predisporti-alla-gratitudine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renata Fumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Nov 2023 14:41:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo letteralmente predisposti alla gratitudine. Esistono regioni cerebrali associate alla gratitudine, il che indica che è intrinseca in noi. La gratitudine è naturale e ci fa sentire bene. Ci rende davvero più felici. Il bello è che la gratitudine e la felicità possono aumentare con la pratica. Alcune aree del cervello, come la corteccia prefrontale, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu/siamo-tutti-predisporti-alla-gratitudine/">Siamo tutti predisposti alla gratitudine</a> proviene da <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu">Psicoterapeuta Torino Renata Fumi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo letteralmente predisposti alla gratitudine.<br />
<strong>Esistono regioni cerebrali associate alla gratitudine</strong>, il che indica che è intrinseca in noi.<br />
La gratitudine è naturale e ci fa sentire bene. Ci rende davvero più felici.<br />
Il bello è che <strong>la gratitudine e la felicità possono aumentare con la pratica</strong>.<br />
Alcune aree del cervello, come la corteccia prefrontale, si attivano quando proviamo gratitudine.<br />
Queste aree sono anche associate alla cognizione morale, al giudizio di valore e alla teoria della mente.<br />
<strong>Questa settimana, quindi, pratichiamo insieme la gratitudine</strong>.<br />
Dedichiamo intenzionalmente 3 minuti alla stessa ora ogni mattina.</p>
<p><img decoding="async" src="https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2023/05/th-797948928-266x300.jpg" alt="" width="266" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-2697" srcset="https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2023/05/th-797948928-266x300.jpg 266w, https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2023/05/th-797948928.jpg 474w" sizes="(max-width: 266px) 100vw, 266px" /><br />
Iniziamo a pensare a 3 cose per cui siamo grati e teniamole a mente per un minuto.<br />
La scienza:<strong> Studi di risonanza magnetica dimostrano che le pratiche di gratitudine possono costruire e rafforzare le aree del cervello associate alla gratitudine e migliorare i sentimenti di connessione sociale e soddisfazione</strong>.<br />
Iniziamo subito.<br />
Pensiamo alla cosa per cui siamo più grati nella nostra vita. Consideriamo come ci abbia portato tante altre cose meravigliose.<br />
Osserviamo come ci si sente a praticare intenzionalmente e consapevolmente la gratitudine!<br />
Poi, questa settimana, <strong>uniamoci nella pratica quotidiana ogni mattina e notiamo cosa fa al senso di soddisfazione per la vita e alla nostra gioia</strong>.</p>
<p>___________________________________________________________________________<br />
You are literally WIRED for gratitude.<br />
There are brain regions associated with gratitude, which indicate that it’s intrinsic to us.<br />
Gratitude is natural, and it feels great. It actually makes you happier.<br />
And what’s cool is that you can increase your gratitude and happiness through practice.<br />
Certain areas of the brain, like the prefrontal cortex, are activated when we feel gratitude.<br />
These areas are also associated with moral cognition, value judgment, and theory of mind.<br />
So this week, let’s practice gratitude together.<br />
Intentionally set aside 3 minutes at the same time each morning.<br />
Begin by thinking of 3 things that you’re grateful for, and hold each in your mind for one minute.<br />
The Science: MRI studies show that gratitude practices can build and strengthen the areas of the brain that are associated with gratitude, and enhance feelings of social connection and satisfaction.<br />
Start right now.<br />
Think of the thing you’re most grateful for in your life. Consider how that thing has given you so many other wonderful things.<br />
Notice how it feels to intentionally and consciously practice gratitude!<br />
Then, join in practice with me this week each morning, and notice what it does for your feeling of satisfaction with life and your joy.</p>
<p>Inspired by Eben Pagan</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu/siamo-tutti-predisporti-alla-gratitudine/">Siamo tutti predisposti alla gratitudine</a> proviene da <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu">Psicoterapeuta Torino Renata Fumi</a>.</p>
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		<item>
		<title>Le persone altamente sensibili possono essere veramente felici?</title>
		<link>https://www.psicoterapeutatorino.eu/persona-altamente-sensibile-pas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renata Fumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 May 2023 16:03:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Persona Altamente Sensibile PAS Le persone altamente sensibili possono essere veramente felici? A seconda della tua esperienza come PAS (persona altamente sensibile), questa domanda può sembrare eccessivamente semplicistica o addirittura offensiva. Essendo l’autrice una persona altamente sensibile, a volte si ritrova a pensare che la felicità sia qualcosa che solo le persone non sensibili possono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu/persona-altamente-sensibile-pas/">Le persone altamente sensibili possono essere veramente felici?</a> proviene da <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu">Psicoterapeuta Torino Renata Fumi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Persona Altamente Sensibile PAS</h2>
<h3>Le persone altamente sensibili possono essere veramente felici?</h3>
<p>A seconda della tua esperienza come <strong>PAS (persona altamente sensibile)</strong>, questa domanda può sembrare eccessivamente semplicistica o addirittura offensiva.</p>
<p>Essendo l’autrice una persona altamente sensibile, a volte si ritrova a pensare che la felicità sia qualcosa che solo le persone non sensibili possono avere. A volte, si sente “squalificata” dall’essere felice perché rimane così “bloccata” nel suo sistema nervoso che elabora tutto più profondamente.</p>
<p>Questo perché <strong>i PAS si contraddistinguono per la profondità di elaborazione, il che significa che sperimentano la vita più intensamente di altri.</strong> Assomiglia ad una sensazione di sprofondamento: sprofondano nei dolori della vita, un po’ più delle persone meno sensibili.</p>
<p>Ma, proprio come anche gli stati d’animo negativi possono influenzarli di più, così fanno anche i momenti migliori della vita. <strong>Possono sprofondare nelle sensazioni negative, come però anche provare gioia con forza e facilità, anche per le piccole cose della vita</strong>.</p>
<p>In effetti, gli scienziati stanno scoprendo che le persone altamente sensibili potrebbero effettivamente essere “migliori” nel diventare felici ed essere fondamentalmente predisposti alla felicità.</p>
<p>Le persone altamente sensibili sono più felici delle altre persone?</p>
<p>Un’affascinante recente ricerca condotta da Francesca Lionetti, psicologa dello sviluppo presso la Queen Mary University di Londra, suggerisce che<strong> le persone altamente sensibili possono effettivamente diventare felici più facilmente di altre</strong>.</p>
<p>Per scoprirlo, Lionetti e i suoi coautori hanno fatto eseguire a 230 volontari un “compito di induzione dell’umore”, essenzialmente esponendoli a stati d’animo positivi e negativi e misurando i risultati. Per fare questo, i ricercatori hanno mostrato ai partecipanti allo studio un video clip commovente – forse lo studio più carino di sempre – così come uno triste, in ordine casuale. Quello che hanno scoperto è che le persone che hanno ottenuto il punteggio più alto per la sensibilità come tratto della personalità sono effettivamente entrate in uno stato d’animo positivo più facilmente degli altri. (Le persone meno sensibili – quei tipi “duri come una roccia” che sembrano impermeabili al dolore – hanno avuto difficoltà a entrare in uno stato d’animo positivo. Apparentemente, sono dunque anche impermeabili alla gioia.)</p>
<p>In altre parole, è molto più probabile che le cose che potrebbero far sentire felice chiunque lo facciano per le persone altamente sensibili.</p>
<p>Lionetti non è l’unica a riconoscere questa peculiarità. In effetti, <strong>questa connessione tra felicità e sensibilità è coerente in numerosi studi</strong>. Uno, ad esempio, ha riportato risultati simili nei bambini altamente sensibili; un altro ha scoperto che le persone altamente sensibili possono entrare in stati d’animo più felici più prontamente e pienamente, e forse anche rimanere più felici più a lungo, rispetto ai non-PAS.</p>
<p>Questo perché le persone altamente sensibili sono più sensibili a tutte le esperienze, comprese quelle positive. In altre parole, sono sensibili alla felicità (per fortuna!).</p>
<p>Naturalmente, questo <strong>significa anche che i PAS sono più sensibili alle esperienze negative</strong>. Le persone altamente sensibili possono probabilmente anche entrare più facilmente in stati d’animo negativi ed essere più inclini all’ansia e alla depressione. Ma questo studio indica che siano anche “costruiti” con una via d’uscita. I PAS potrebbero effettivamente essere più sensibili agli interventi, come la terapia o il supporto di un buon amico, a causa della maggiore sensibilità alle esposizioni positive. Infatti, sulla base delle scoperte di Lionetti, anche mantenere piccole fonti di felicità intorno a te nel tuo ambiente può avere un potente effetto sul tuo umore.</p>
<p>In poche parole, <strong>prenderti cura di te stesso e della tua salute mentale avrà probabilmente risultati gratificanti, perché la tua natura sensibile li sperimenterà naturalmente in modo positivo.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2945" src="https://www.psicoterapeutatorino.eu/nuovosito/wp-content/uploads/2023/05/images-2-3.jpeg" alt="" width="262" height="192" /></p>
<p>Se questo ti sembra troppo bello per essere vero, considera questo: tendi a essere più influenzato di altri da film, canzoni o persino pubblicità che ti toccano le corde del cuore? Se ami gli animali, come molti PAS, un video tenero con una lontra o un simpatico documentario di panda a volte può essere tutto ciò di cui hai bisogno per “uscire” dal cattivo umore?</p>
<p>Se è così, la tua sensibilità sta facendo il suo lavoro per aiutarti a essere più felice. Ma puoi renderlo ancora più efficace se ti appoggi al tuo cablaggio PAS e inizi a vedere la felicità in modo leggermente diverso.</p>
<p>La felicità può essere solo una parola per alcuni. È un concetto a volte un pò contorto nella nostra società. Alcuni pensano che essere felici significhi evitare sentimenti negativi, il che è un modo infallibile per non essere mai felici, specialmente per i PAS.</p>
<p><strong>I PAS sanno che la felicità non significa essere sempre felici.</strong> Se fosse così le persone altamente sensibili sarebbero condannate. Ma sentono qualcosa di profondo nelle ossa che agli altri sembra mancare: ovvero il fatto che il dolore e la felicità possono coesistere insieme.</p>
<p>L’autrice Susan Cain chiama tutto ciò con il termine “dolceamaro”. Nel suo nuovo libro,” Agrodolce”, scrive: “[L’agrodolce è] un modo di essere… tanto drammaticamente trascurato quanto traboccante di potenziale umano. È una risposta autentica ed esaltante al problema di essere vivi in un mondo profondamente imperfetto ma ostinatamente bello. Soprattutto, l’agrodolce ci mostra come rispondere al dolore: riconoscendolo e tentando di trasformarlo in arte… o guarigione, o innovazione, o qualsiasi altra cosa che nutra l’anima”.</p>
<p><strong>E’ questo sia ciò che i PAS felici offrono al mondo.</strong> Non negano le difficoltà della vita ma non possono fare a meno di sprofondare nella sua bontà. E in quell’agrodolce risiede una saggezza di cui il mondo meno sensibile ha bisogno e da cui trarrebbe beneficio.</p>
<p>Ma come possono coltivare più felicità nelle loro vite? In breve, attraverso il “ricablaggio” di sé.</p>
<h2><strong>5 modi per “ricablare” te stesso per la felicità</strong></h2>
<p>La professoressa di Yale ed esperta di felicità Laurie Santos, ha coniato il termine “ricablaggio” per riferirsi alle abitudini che hanno dimostrato di aiutare a essere più felici. Si scopre che alcune delle pratiche più semplici possono avere il maggiore impatto sulla felicità.</p>
<p>I PAS hanno bisogno di perseguire la felicità a modo loro. Un piccolo sforzo per rendere felici le esperienze cambiando comportamento può portare benefici esponenziali. Quindi provali.</p>
<h3><strong>1.Riposo: dormi di più, ma pianifica anche più tempi di inattività e momenti per non fare nulla.</strong></h3>
<p>Il riposo è il primo passo verso la felicità: le persone altamente sensibili hanno bisogno di dormire più di altre. Inoltre, non possono ottenere nessun altro ricablaggio finché non sono ben riposati. Quindi dai priorità al riposo.</p>
<p>Quello che voglio dire è riposo in tutti i sensi della parola: il sonno, i tempi di inattività e il “non fare nulla”. Per me il riposo non è più un ripensamento. Non è qualcosa di cui godere solo se controllo tutte le mie cose da fare. Ora, il riposo è una delle cose da fare.</p>
<p>Sono sempre più convinta che il riposo sia uno degli atti più importanti che i PAS possono compiere per contrastare la cultura non sensibile, che sancisce la produttività su tutto il resto. I PAS tendono a esaurirsi rapidamente – penso che sia in parte dovuto alla natura empatica e compiacente.</p>
<p>Forse i PAS possono suggerire ai non-PAS di dare priorità al riposo… e che con questo possono rendere di più. Il riposo sta rivoluzionando la mia vita e può fare lo stesso per te.</p>
<h3><strong>2. Gioca: fai cose che ti rendono felice e concentrati sul viaggio, non sulla destinazione.</strong></h3>
<p>(Ti sei già riposato? In caso contrario, salva il resto di questo articolo per dopo e riposati prima!)</p>
<p>La dottoressa Santos suggerisce il gioco come antidoto per avere sempre un obiettivo finale per un’attività. Siamo più felici quando troviamo appagamento nel viaggio piuttosto che nella destinazione. Il fare qualunque cosa ti aiuti a trovare il tuo “stato di flusso” – dove ti innamori completamente del fare (o leggere o osservare o sognare ad occhi aperti o, o, o …)- è lì che vive la felicità. Abbiamo tutti quelle attività, hobby e passatempi in cui ci perdiamo. Fateli!</p>
<p>I PAS hanno spesso una connessione positiva più forte con l’essere creativi e con le arti, rispetto ad altri stimoli. Ciò significa che l’espressione artistica (sia la nostra che l’apprezzamento di quella altrui, come la musica, un dipinto o un film) può influenzare fortemente il loro umore in meglio. Qualunque sia il tuo sbocco creativo o propensione artistica preferita, dai la priorità e lascia che faccia la sua magia sul tuo umore.</p>
<h3><strong>3. Sii presente: pratica la consapevolezza attraverso la meditazione o un’altra attività di radicamento.</strong></h3>
<p>Alcuni possono trarre beneficio da lunghe ore trascorse in profonda meditazione. Se questo è il tuo caso, ritagliati sempre del tempo per farla: la meditazione può sollevare seriamente il tuo umore! L’esperta di PAS Alane Freund afferma che i PAS possono avere difficoltà con la meditazione a causa del cervello iperattivo, ma possono utilizzare la sensibilità per meditare a modo loro.</p>
<p>I PAS sino naturalmente inclini a essere semplicemente presenti nella propria vita quotidiana, soprattutto se nelle giuste condizioni. Quando non sono affrettati, sotto pressione o stressati – molti PAS soffrono di ansia da tempo – la sensibilità per ciò che circonda può aiutare a entrare in una consapevolezza del momento presente.</p>
<h3><strong>4. Muoviti: ti aiuta a uscire dalla tua mente e ad entrare nel tuo corpo.</strong></h3>
<p>Muoviti – non per ottenere un conteggio giornaliero dei passi, non perchè te lo ha detto il tuo istruttore in palestra e non per un piano di fitness … Voglio dire, va bene, muoviti per tutti questi motivi. Essere più sani o perseguire un obiettivo di fitness va bene sempre. Ma le persone altamente sensibili traggono beneficio dal ricollegare le nostre menti impegnate con i nostri corpi attraverso il movimento.</p>
<p>Prova il movimento intuitivo, che si tratti di una lezione di yoga a flusso libero, di ballare nel tuo salotto o di girovagare lungo un sentiero naturalistico senza una destinazione in mente. (Dopotutto, la natura è un’incredibile valvola di sfogo per i P.A.S. sovrastimolati!)</p>
<p>Potresti anche voler combinare il movimento con il gioco e dimenticare di tanto in tanto un obiettivo finale. Comunque tu decida di muoverti, la felicità che provi ne varrà la pena, fidati.</p>
<h3><strong>5. Connettiti: che sia con gli altri, con la natura o con gli animali.</strong></h3>
<p>La dottoressa Santos parla specificamente del connettersi con le persone come un modo per ricablarsi per la felicità. Penso che i PAS possano aggiungere alla nostra lista il connettersi con gli animali, la terra e le arti. Siamo noti per avere connessioni più forti con il nostro ambiente e possiamo, e dovremmo, assecondare quella connessione a nostro piacimento.</p>
<p>I pas sprecano molti sforzi cercando di vivere in modo non sensibile. Sarebbe meglio lasciar andare quell’aspettativa e ad abbracciare invece un approccio sensibile. Quando si tratta di connessione, segui la tua intuizione su chi o con cosa hai bisogno di connetterti.</p>
<h4><strong>PAS, la tua sensibilità può essere la tua chiave per la felicità.</strong></h4>
<p>La felicità può sembrare più difficile da trovare in questi giorni, ma non perdere la speranza. La scienza è dalla tua parte. La tua sensibilità spinge a sprofondare in esperienze felici. Pensalo come un tuo dono, un lato positivo dell’ intensa esperienza del mondo.</p>
<p>Persegui la felicità per la tua soddisfazione e il tuo benessere, perché ricorda: ne vale lo sforzo. Ho la sensazione che se lo fai, inizierai a vedere la tua felicità irradiarsi anche intorno a coloro che ti circondano. I PAS costituiscono quasi il 30 percento della popolazione e la scienza dice che sono sensibili alla felicità. Se si ricablassero per essere più felici e proteggere quella felicità nel processo, chissà l’effetto che potrebbe avere sul loro mondo “profondamente imperfetto ma ostinatamente bello”?</p>
<p>Dal sito paspeople.com</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu/persona-altamente-sensibile-pas/">Le persone altamente sensibili possono essere veramente felici?</a> proviene da <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu">Psicoterapeuta Torino Renata Fumi</a>.</p>
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		<title>La mia terapeuta mi disse di parlare alla mia bambina interiore</title>
		<link>https://www.psicoterapeutatorino.eu/la-mia-terapeuta-mi-disse-di-parlare-alla-mia-bambina-interiore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renata Fumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 May 2023 15:37:52 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu/la-mia-terapeuta-mi-disse-di-parlare-alla-mia-bambina-interiore/">La mia terapeuta mi disse di parlare alla mia bambina interiore</a> proviene da <a href="https://www.psicoterapeutatorino.eu">Psicoterapeuta Torino Renata Fumi</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Pensavo scherzasse, ma ha cambiato tutto” di Anna Spargo-Ryan</p>
<p>Ho un ricordo di quando avevo sei anni e leggevo tutti i libri dell’anno scolastico in un solo giorno. Ero entusiasta. Li avevo inalati, immerso in terre fantastiche, esseri magici e finali moralistici. Quando ho finito sono corsa dalla mia insegnante. Ero piena di parole, desiderosa che riconoscesse quanto ero stata intelligente, brava a leggere, coscienziosa. Mentre parlavo dei personaggi che avevo incontrato e dei luoghi in cui ero stato, lui sbatté la mano sul tavolo.</p>
<p>“Siediti e basta!”, disse.</p>
<p><strong>Ricordo il modo in cui quelle parole mi colpirono. Non ero intelligente o brava o coscienziosa. Ero cattiva. Fastidiosa. Avevo sbagliato.</strong></p>
<p>Da bambina mi mettevo spesso nei guai. Ero come un gatto che sta sempre sotto i piedi: intralciavo gli altri, dicevo cose stupide, esageravo. Va bene, molti bambini sono fastidiosi. Ma era così in contrasto con quello che pensavo di fare: dal mio punto di vista di bambina, mi stavo impegnando molto, molto duramente. Ricordo la sensazione di osservare gli altri studenti, gli insegnanti e i genitori e di cercare di capire il modo semplice in cui sembravano interagire con il mondo. Quando lo imitavo, di solito venivo mandata in corridoio. Non avevo idea di cosa avessi fatto, se non che era la cosa sbagliata. Non sapevo quale lezione avrei dovuto imparare e più mi sforzavo di farlo, più gli adulti sembravano delusi. Mentre ero seduta in corridoio, pensando a cose da bambino di sei anni, mi accorsi di quanto mi facesse male il fatto che non piacessi loro. Mi si stringeva il petto. Pensai alle parole che usavano per descrivermi e le archiviai nel profondo. Pigra. Egoista. Sporcacciona.</p>
<p>Con il passare degli anni mi ero fatta la reputazione di essere difficile da frequentare. Ero intelligente ma difficile, e sempre in punizione, di solito per aver disturbato la classe, per aver fatto troppo rumore, per non aver consegnato il mio lavoro in tempo e per aver risposto. La rabbia mi bruciava le ossa. Mi comportavo di proposito, per soddisfare le loro aspettative.</p>
<p><strong>Non ricordavo perché credevo di essere cattiva. Sapevo solo che era vero.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2863" src="https://www.psicoterapeutatorino.eu/nuovosito/wp-content/uploads/2023/05/62325622_1144263099091401_694894857742712832_n-300x154-1.jpg" alt="" width="300" height="154" /></p>
<p>Il modo in cui ci viene insegnato a pensare da bambini ci accompagna per molto tempo dopo la fine della scuola, la creazione di una carriera e di una famiglia. Diventa la base su cui costruiamo la nostra identità. “<strong>La maestra mi ha detto che ero pigra” diventa “ero pigra” e, alla fine, semplicemente “sono pigra</strong>”. Queste parole si trasformano in convinzioni fondamentali. Gli elementi intrinseci e fissi della nostra personalità.</p>
<p>Il nostro piccolo io è ancora lì dentro, a farsi sgridare per sedersi.</p>
<p>Mi è stata diagnosticata l’ADHD solo l’anno scorso, all’età di 38 anni; come molte altre donne della mia età, ho cercato una diagnosi dopo la diagnosi dei miei figli. Quando ho letto cosa potevano provare e come sostenerli, mi sono riconosciuta immediatamente. Difficoltà di concentrazione. Disturbo della classe. Parlare troppo. Non riuscire a portare a termine i compiti. Mettersi nei guai. Essere cattivi.</p>
<p>Rileggo le vecchie pagelle scolastiche. Anna potrebbe fare bene se si impegnasse. Anna si entusiasma solo per le materie che trova interessanti. Anna non è all’altezza del suo potenziale.</p>
<p>Ho visto quella bambina in corridoio, con il viso bagnato, che cercava di capire cosa avesse fatto di sbagliato. E capii che c’era sempre stato un motivo.</p>
<p>Ero in terapia da decenni, ma avevo una nuova psicologa che mi aiutava con la mia ansia e che mi stava insegnando a conoscere la mia giovane me. Le parlai di come mi sentivo nel presente (paura, stanchezza, fame, stanchezza, rabbia) e lei mi aiutò a tracciare dei collegamenti tra questi sentimenti e ciò che era successo quando ero piccola.</p>
<p>Poi mi ha incoraggiato a parlare con quella bambina. Avere una vera e propria conversazione.</p>
<p>“È una cosa stupida”, ho detto, fingendo di essere una persona razionale che non dialoga costantemente con il suo gatto.</p>
<p>“Provaci”, disse lei. “Cosa ti diresti?”.</p>
<p>Ci ho provato. <strong>Dal lettino della mia terapeuta ho ritrovato, nella mia memoria, una piccola bambina bionda sola sull’altalena del cortile della scuola. Era stata espulsa dalla classe per “calmarsi”,</strong> quindi si attorcigliava alle catene e poi le lasciava andare in modo che la facessero girare. L’aria era fresca. Autunno. Dalla finestra poteva vedere altri bambini che dipingevano colori vivaci su carta da macellaio.</p>
<p><strong>Mi immaginai seduta accanto a lei sull’altra altalena.</strong> Perché sei qui fuori? le avrei chiesto, e lei avrebbe risposto: “Sono cattiva”, e le catene avrebbero tintinnato mentre si srotolavano.</p>
<p>E se, invece, le dicessi: “So che stai facendo del tuo meglio”?</p>
<p>Nessuno aveva mai detto questo ad Anna di sei anni. Le avevano solo detto di essere qualcosa di diverso. Sentii qualcosa scattare nel mio petto.</p>
<p>Dopo aver consumato tutti i fazzoletti del mio terapeuta ed essere andata a casa, continuai a visitare la me stessa del passato. L’ho trovata nelle aule dove tutto sembrava troppo rumoroso. L’ho trovata che si nascondeva sotto il letto da chi la sgridava,nel panico per le pagelle, dimenticando i compiti. L’ho trovata che urlava, piangeva, rideva, desiderava essere qualcun altro. Questa ragazzina ansiosa e legata che lottava contro ogni singola cosa della sua vita.</p>
<p>Ho messo la testa sotto il letto. “So che stai facendo del tuo meglio”, le dissi.</p>
<p><strong>Nel corso dei mesi, mi sono addolorata per quella bambina</strong>. Mi abituai a visitare in modo curioso una piccola, nuova creatura che cercava di dare un senso alle ridicole complessità della società e delle aspettative umane. Mi sono scusata più e più volte: Mi dispiace che ti abbiano fatto sentire inutile; mi dispiace di averti fatto credere che fosse vero. Le ho parlato del presente e di quanto volessi che ci arrivasse.</p>
<p>Poi cominciò a succedere un’altra cosa: il passato divenne meno familiare. I ricordi sono cose particolari, mutevoli. Le vecchie immagini che avevo immagazzinato si trasformarono in nuove. Le parole che si erano impossessate di me durante l’infanzia fluttuavano libere nel mio corpo. Pigra? Egoista? Non mi descrivevano per niente!</p>
<p>Più a lungo mi soffermavo sulla genesi della mia identità, più mi avvicinavo a chi ero veramente come persona. Mentre parlavo alla mia giovane me, il mio io attuale cambiava. <strong>La paura è diventata accettazione. Il risentimento è diventato perdono. La rabbia è diventata amore</strong>.</p>
<p>Come adulti con ADHD o ansia o altre situazioni mentali che la gente non capisce, ci portiamo dietro un peso enorme. È un trauma, la convinzione che tutti ce l’abbiano con noi, che ci meritiamo di essere nei guai, che non ci sforziamo mai abbastanza.</p>
<p>Ma <strong>la verità è che la struttura che ci è stata data per creare la nostra identità era sbagliata</strong>. Conteneva un linguaggio adulto che respingeva la nostra realtà. Abbiamo abbracciato e incarnato i giudizi di valore e abbiamo strutturato la nostra vita intorno ad essi, anche se non ci hanno mai descritto.</p>
<p>Ora, mentre un numero sempre maggiore di adulti riceve la diagnosi, stiamo affrontando una situazione difficile. C’è tristezza, angoscia, dolore, rimpianto. Dio fa male. Ma dopo questo, può esserci qualcos’altro. Il nostro io di sei anni può ancora sentirci. C’è conforto. C’è comprensione. E c’è il riconoscimento di chi siamo stati per tutto il tempo</p>
<p>“A Kind of Magic” di Anna Spargo-Ryan è pubblicato da Ultimo Press _____________________________________________________</p>
<p>My therapist told me to speak to my inner child. I thought she was joking – but it changed everything byAnna Spargo-Ryan</p>
<p>Growing up, Anna Spargo-Ryan was taught she was naughty and lazy. After an adult diagnosis of ADHD, she’s revisiting that kid – and together they’re rewriting history</p>
<p>I have a memory of being six years old and reading all the books for the school year in one day. I was stoked. I’d inhaled them, engrossed in fantastical lands and magical beings and moralistic endings. When I was done I ran to my teacher. I was full of words, eager for him to recognise how clever I’d been, how good at reading, how conscientious. As I chatted about the characters I’d met and the places I’d been, he slammed his hand on the table.</p>
<p>“Just sit down!” he bellowed.</p>
<p>I remember the way those words felt as they sliced through me. I wasn’t clever or good or conscientious. I was bad. Annoying. I had got it wrong.</p>
<p>As a little kid, I was in trouble a lot. I was like a cat that’s always underfoot; in people’s way, saying something stupid, being too much. Fine, lots of kids are annoying. But it was so at odds with what I thought I was doing: from my child perspective, I was trying really, really hard. I remember the feeling of watching other students, teachers and parents, and trying to understand the easy way they seemed to interact with the world. When I mimicked it, I usually got sent into the hallway insteadI never had any idea what I had done, except that it was The Wrong Thing. I didn’t know what lesson I was supposed to learn and the harder I tried, the more disappointed the adults seemed. As I sat in the hallway, thinking about six-year-old things, I noticed how it hurt in my body that they didn’t like me. A tightness was forming in my chest. I thought about the words they used to describe me and filed them deep inside. Lazy. Selfish. Naughty.</p>
<p>As the years went on, I developed a reputation for being hard to be around. I was clever but difficult, and always in detention – usually for disrupting the class, being too loud, not handing my work in on time and answering back. Anger burned my bones. I acted out on purpose, to meet their expectations.</p>
<p>I didn’t remember why I believed I was bad. I only knew that it was true.</p>
<p>The way we’re taught to think as children stays with us long after we finish school and forge careers and start families. It becomes the foundation on which we build our identities. “My teacher told me I was lazy” becomes “I was lazy” and, eventually, simply “I’m lazy”. These words turn into core beliefs. The inherent, fixed elements of our personalities.</p>
<p>Our little selves are still in there, being yelled at to sit down.</p>
<p>I was diagnosed with ADHD only last year, aged 38; like many other women of my age, I sought a diagnosis after my children were diagnosed. When I read about what they might be experiencing and how to support them, I recognised myself immediately. Difficulty focusing. Hyperfixation. Disrupting the class. Talking too much. Failing to finish tasks. Getting in trouble. Being bad.</p>
<p>I reread old school reports. Anna could do well if she put her mind to it. Anna is only enthusiastic about subjects she finds interesting. Anna is not living up to her potential.</p>
<p>I saw that kid in the hallway, face wet, trying and failing to understand what she’d done wrong. And I understood there had always been a reason.</p>
<p>I’d been in therapy for decades, but I had a new psychologist helping with my anxiety who was teaching me about my young self. I talked to her about how I felt in the present day (afraid, tired, hungry, tired, angry), and she helped me draw links between those feelings and what happened when I was small.</p>
<p>Then she encouraged me to talk to that little girl.</p>
<p>Like, to have an actual conversation.</p>
<p>“That’s stupid,” I said, pretending to be a rational person who’s not in constant dialogue with her cat.</p>
<p>“Try it,” she said. “What would you tell yourself?”</p>
<p>I tried it. From my therapist’s couch I found, in my memory, a small blond child alone on a schoolyard swing. She had been booted from class to “calm down”, so she was twisting up the chains and then letting go so they would spin her around. The air was cool. Autumn. Through the window, she could see other kids painting bright colours on to butcher’s paper.</p>
<p>I imagined myself sitting next to her on the other swing. Why are you out here? I would ask, and she would say, I’m naughty, and the chains would clang as they unravelled.</p>
<p>But what if, I would say, I knew you were trying your best?</p>
<p>No one had ever said this to six-year-old Anna. They had only ever told her to be something different. I felt something click in my chest.</p>
<p>After I had used up all my therapist’s tissues and gone home, I kept visiting this past self. I found her in classrooms where everything seemed too noisy. I found her hiding under the bed from people who would yell at her, panicking about report cards, forgetting her homework. I found her yelling, crying, laughing, wishing she could be somebody else. This anxious, bound-up kid fighting every single thing in her life.</p>
<p>I poked my head under the bed. I know you’re trying your best, I told her.</p>
<p>Over months, I grieved for that little girl. I became used to creepily visiting a tiny, new human who was trying to make sense of the ridiculous complexities of human society and expectation. I apologised over and over: I’m sosorry they made you feel worthless; I’m so sorry I kept letting you believe it was true. I told her about the present and how much I wanted her to get there.</p>
<p>Then this other thing started to happen: the past became less familiar. Memories are peculiar, changeable things. The old pictures I had stored morphed into new ones. The words that had taken hold of me in my childhood floated loose in my body. Lazy? Selfish? That didn’t describe me.</p>
<p>The longer I sat at the genesis of my identity, the closer I came to who I really was as a person. As I spoke to my young self, my present self changed. Fear became acceptance. Resentment became forgiveness. Anger became love.</p>
<p>As adults with ADHD or anxiety or other brain situations people don’t understand, we carry around a tremendous burden. It’s a trauma, the self-belief that everyone’s mad at us, that we deserve to be in trouble, that we’re always just not trying hard enough.</p>
<p>But the truth is, the framework we were given to create our identity was faulty. It contained adult language that dismissed our reality. We embraced and embodied value judgments and structured our lives around them, even though they have never described us.</p>
<p>Now, as more and more adults are diagnosed, we’re working through some shit. There’s sadness, distress, grief, regret. God it hurts. But after that, there can be something else. Our six-year-old selves can still hear us. There’s comfort. There’s understanding. And there’s a recognition of who we were the whole time.</p>
<p>“A Kind of Magic” by Anna Spargo-Ryan is out now through Ultimo Press</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La nostra parte bambina</title>
		<link>https://www.psicoterapeutatorino.eu/la-nostra-parte-bambina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renata Fumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 21:12:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa succede quando la parte bambina soffre o si ferisce a un certo punto nell’infanzia e influenza le nostre azioni come uomini e donne adulti? Spesso ha a che fare con quando abbiamo vissuto (o ri-viviamo) un’emozione molto dolorosa come senso di colpa, paura, separazione o vergogna. Il bambino o la bambina interiore può essere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cosa succede quando la parte bambina soffre o si ferisce a un certo punto nell’infanzia e influenza le nostre azioni come uomini e donne adulti?</strong><br />
Spesso ha a che fare con quando abbiamo vissuto (o ri-viviamo) un’emozione molto dolorosa come senso di colpa, paura, separazione o vergogna.<br />
<strong>Il bambino o la bambina interiore può essere ferita da ciò che ha segnato la sua infanzia e tende a trasportare i traumi del passato e a trasformarli in schemi o abitudini che segnano la vita adulta</strong>. Per stare bene, abbiamo bisogno di aiutarlo a guarire le sue ferite.<br />
Per iniziare, creiamo un legame di amicizia in modo che possa fidarsi di noi E per questo, cerchiamo di offrire ciò di cui ha bisogno.<br />
Se, ad esempio, la ferita è stata causata dal fatto che i genitori non erano affettuosi, trattiamo il/la piccolo/a con tutto l’amore del mondo. Se è perché sei stato ignorato, dimostra che è importante per te e dalle/dagli priorità. A poco a poco il bambino lascerà il suo nascondiglio e si fiderà di te … Parla pazientemente, esprimi il tuo dispiacere per la sua sofferenza e soprattutto mostrati disponibile ad aiutarlo. Chiedi come sta, come puoi farlo felice e comunica con il cuore che sei qui per sostenere la sua crescita.<br />
<img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-2861" src="https://www.psicoterapeutatorino.eu/nuovosito/wp-content/uploads/2023/05/images-12.jpeg" alt="" width="251" height="201" /></p>
<p>Puoi proporre attività come una passeggiata, andare in spiaggia, giocare, dipingere o guardare un film. Anche scrivere spesso aiuta a rafforzare il rapporto con lui o lei<br />
E trova modi per divertivi insieme, inventa storie e giochi da condividere.<br />
Abbiamo bisogno della nostra parte piccola, della sua spontaneità, curiosità, creatività e voglia di vivere. E naturalmente l’adulto può dare al bambino l’incoraggiamento, il sostegno e l’amore senza condizioni di cui ha bisogno per crescere.</p>
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		<title>Come fare pace con sé stessi</title>
		<link>https://www.psicoterapeutatorino.eu/come-fare-pace-con-se-stessi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renata Fumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 17:56:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come fare pace con sé stessi Imparare a perdonarsi Come fare pace con sé stessi: nell’arco della vita combattiamo molte battaglie, per affermare chi siamo, per esprimere il nostro punto di vista, per ricevere il rispetto che sentiamo ci sia dovuto… ma spesso la battaglia che combattiamo più a lungo e più alacremente è quella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Come fare pace con sé stessi</h2>
<h3>Imparare a perdonarsi</h3>
<p>Come fare pace con sé stessi: nell’arco della vita combattiamo molte battaglie, per affermare chi siamo, per esprimere il nostro punto di vista, per ricevere il rispetto che sentiamo ci sia dovuto… ma <strong>spesso la battaglia che combattiamo più a lungo e più alacremente è quella contro noi stessi, e quello che non sappiamo fare poi è perdonarci</strong> ed accettarci.</p>
<p>Molti di noi imparano da piccoli, per i rimandi che arrivano dall’ambiente esterno, o durante l’adolescenza, ad avere un profondo senso critico rivolto a se stessi, a volte decisamente severo, se non spietato.</p>
<h3>Riconoscere le proprie caratteristiche positive</h3>
<p>In realtà<strong> la pace con noi stessi è il requisito fondamentale di una vita serena</strong>, di un’energia spendibile nel raggiungimento di altri obiettivi, nell’accrescimento personale e nel godimento di quello che la vita ci offre. Se siamo impegnati a giudicare noi stessi, concentriamo il nostro punto di vista non soltanto limitatamente su di noi, e per giunta in maniera negativa, distogliendo l’attenzione da tutte quelle cose piacevoli e positive che ci sono nel mondo e che potremmo sentire a pieno se solo riconoscessimo anche le nostre caratteristiche positive.</p>
<h3>Cosa significa fare pace con sé stessi</h3>
<p><strong>Fare pace con noi stessi vuol dire accettarci amorevolmente, senza combatterci ogni giorno, riconoscendo in maniera obiettiva i nostri limiti e le capacità ed i pregi che abbiamo.</strong><br />
Ci combattiamo in diversi modi: criticando il nostro fisico, trovandoci mille difetti e aspirando ad un ideale irraggiungibile, trovandoci sempre e per sempre insoddisfatti. Oppure combattiamo con il proprio modo di essere, con il proprio carattere, dimenticando che ogni caratteristica ha il suo positivo ed il suo negativo: per esempio la testardaggine potrebbe essere la stessa caratteristica che porta ad essere determinati. Altre persone si combattono con comportamenti non sani che porteranno infelicità come fumare, bere, mangiare in modo del tutto disordinato, o anche immergendosi in relazioni tossiche e nocive che non rispondono ad un appagamento e ad un accrescimento di noi come persone.</p>
<div id="attachment_2811" style="width: 90px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2811" class="wp-image-2811 size-thumbnail" title="Come fare pace con sé stessi" src="https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2023/05/images-3-1-80x80.jpeg" alt="Come fare pace con sé stessi" width="80" height="80" srcset="https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2023/05/images-3-1-80x80.jpeg 80w, https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2023/05/images-3-1-36x36.jpeg 36w, https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2023/05/images-3-1-180x180.jpeg 180w" sizes="auto, (max-width: 80px) 100vw, 80px" /><p id="caption-attachment-2811" class="wp-caption-text">Come fare pace con sé stessi</p></div>
<div id="attachment_2812" style="width: 90px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2812" class="wp-image-2812 size-thumbnail" title="Prenditi cura di te con Amore" src="https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2023/05/images-4-1-80x80.jpeg" alt="Prenditi cura di te con Amore" width="80" height="80" srcset="https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2023/05/images-4-1-80x80.jpeg 80w, https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2023/05/images-4-1-36x36.jpeg 36w, https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2023/05/images-4-1-180x180.jpeg 180w, https://www.psicoterapeutatorino.eu/wp-content/uploads/2023/05/images-4-1-183x185.jpeg 183w" sizes="auto, (max-width: 80px) 100vw, 80px" /><p id="caption-attachment-2812" class="wp-caption-text">Prenditi cura di te con Amore</p></div>
<h3>Misuriamo la nostra autostima</h3>
<p>Spesso <strong>il nostro dialogo interno è il termometro della nostra autostima</strong>, la misura della lotta che combattiamo contro di noi.</p>
<p>Quante volte ci ritroviamo a rivolgerci parole come “stupida/o” oppure “che cretino” “che maldestro” “sono proprio imbranato”… sebbene sembrino piccoli segnali, queste critiche sono come delle goccioline che giorno dopo giorno alimentano la disistima e, di conseguenza, l’insoddisfazione che proviamo verso noi stessi e verso la nostra vita.</p>
<h3>Cosa possiamo fare allora per fare pace con noi stessi ?</h3>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>1. <strong>Parla a te stesso gentilment</strong>e: usa le stesse parole che useresti con un caro amico, con la stessa indulgenza e la stessa accoglienza… anche tu le meriti;</li>
<li>2. <strong>Smetti di aspirare ad ideali impossibili</strong>: se i tuoi canoni si basano su ideali impossibili di perfezione, il fallimento sarà assicurato così come la tua frustrazione. L’io ideale per definizione non è realistico, abbiamo bisogno di lasciarlo andare e di apprezzare tutte le nostre qualità;</li>
<li>3. <strong>Non paragonarti agli altri, la tua vita è unica ed irripetibile</strong>. Il paragone con gli altri spesso diventa motivo di tristezza. La tua vita è unica ed irripetibile, il nostro percorso non è paragonabile a quello di nessuno, ma soprattutto quello che fa felice una persona potrebbe non essere motivo di realizzazione per te. E ricorda: quando vedi la vita degli altri da fuori spesso sottostimi i loro sacrifici o semplicemente non sei al corrente dei loro problemi, perciò quella che fai è un’analisi parziale;</li>
<li>4 <strong>Accetta la tua imperfezione</strong>. Nessuno è perfetto, e neanche tu puoi chiederti di essere infallibile, splendente e sempre sul pezzo. Sei umano anche tu! Quindi cerca di perdonarti i momenti di stanchezza, di cedimento ed i tuoi “errori”. In realtà, fanno parte del tuo percorso e spesso accadono per una ragione;</li>
<li>5 <strong>Impara a riconoscere in maniera obiettiva i tuoi pregi</strong>. Se è vero che sei imperfetto come gli altri, è anche vero che possiedi capacità, pregi, passioni in cui riesci. Ogni aspetto positivo di te stesso va conosciuto e valorizzato: ognuno di essi è una risorsa da usare nella tua vita. Altrimenti la sprecherai, privando non solo te stesso ma anche gli altri dei benefici.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<h4>Fare pace con noi stessi è il fondamento imprescindibile di una vita appagante:</h4>
<p>quando ci accogliamo per quello che siamo, perdoniamo i nostri errori e le nostre debolezze, acquisiamo la serenità per concentrarci sulla nostra crescita come persone e possiamo fluire con la vita.</p>
<p>Ispirato dal sito <a href="https://www.psicologheinrete.it" target="_blank" rel="noopener">www.psicologheinrete.it</a></p>
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		<title>Tre fasi per accogliere di più gioia e piacere</title>
		<link>https://www.psicoterapeutatorino.eu/tre-fasi-per-accogliere-di-piu-gioia-e-piacere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Renata Fumi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 16:40:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[psico-neuro-endocrino-immunologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Vitalità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rick Hanson ha una meravigliosa tecnica che desidero condividere. Aiuta ad assorbire le emozioni positive e a riequilibrare la tendenza a vedere il negativo. Consiste di tre fasi: 1) Cerca deliberatamente esperienze positive, possono essere cose semplici come apprezzare un fiore, godersi un buon succo o sentire il sole sulla pelle. Coltiva questi momenti per [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Rick Hanson ha una meravigliosa tecnica che desidero condividere. Aiuta ad <strong>assorbire le emozioni positive e a riequilibrare la tendenza a vedere il negativo.</strong><br />
Consiste di tre fasi:<br />
1) <strong>Cerca deliberatamente esperienze positive</strong>, possono essere cose semplici come apprezzare un fiore, godersi un buon succo o sentire il sole sulla pelle. Coltiva questi momenti per assorbire il buono nella tua vita e per orientare in questa direzione la tua mente.</p>
<p>2) <strong>Arricchisci l’esperienza, rimani in contatto con quello che provi per almeno 10 secondi</strong>. Apri il corpo, ascoltane le sensazioni e mantieni l’attenzione a quanto accade dentro di te qui ed ora. Assimila completamene l’esperienza, permettile di riempire sia la mente che il corpo, e amplificane l’intensità.<br />
In questo modo entrerà nella memoria a lungo termine e abituerà la mente ad assorbire sensazioni piacevoli. Senza fretta permettiti di percepirle a fondo, <strong>sentendo e assaporando la gioia dentro di te.</strong></p>
<p>3) <strong>Assorbi l’esperienza completamente</strong>, coltivando l’intento di farla essere parte di te e della tua memoria.</p>
<p><strong>Più assorbiamo sensazioni piacevoli e più riusciamo a vivere in modo più equilibrato</strong>. Non per ignorare le esperienze negative nè per impedire avvenimenti dolorosi che sono una parte naturale della vita, ma p<strong>er avere maggiore padronanza e non venire sopraffatti.</strong><br />
Dedicare tempo a coltivare gli aspetti positivi della nostra vita e le bellezze che ci circondano aiuta a immergerci in stati emotivi che si ripercuotono in modo benefico sulla nostra fisiologia, biochimica e sistema nervoso.</p>
<p>_____________________________________________________________________</p>
<p>TAKING IN THE GOOD: A THREE STEP PROCESS TO USE DAILY<br />
Rick Hanson has a wonderful technique I’d like to share that can help you reshape your brain’s neural pathways. It will help you allow your positive emotions to sink in and balance out your negativity bias.<br />
The technique has three basic stages.</p>
<p>First, he advises us to deliberately seek out good experiences each day. They can be simple, like appreciating the beauty in your garden, enjoying a nice cup of tea or coffee or feeling the sun on your skin. So you deliberately want to cultivate these moments of taking in good in your life. This helps you to activate your brain and start the process of taking in the good.<br />
Secondly, you want to then enrich the experience. To do this stay with the good experience for at least five seconds. Open up to the body sensations, feelings and all that is happening in the moment. Drink in the the good experience fully, letting it fill your mind and body and build in intensity.<br />
As you do this, the experience will move from your short-term to your long-term memory which is important in rewiring your brain to take in more good. This may take a little time, as you want to truly connect with these feelings. Allow the experience to sink into your being as you truly engage with it. Feel the joy as you appreciate and savour the experience within you.<br />
The third step is to then absorb the experience. Allow the experience to really sink in. Set the intention to make it feel part of you and take it with you in memory.<br />
This technique can be used to help you truly appreciate and enjoy the positive moments in your life. The more we take in the good, the more we can see and experience life in a more balanced way. It’s not that we ignore negative experiences and we won’t stop bad things from happening as they are a natural part of life…but we can take control of how we perceive them so that we don’t become overwhelmed by that negativity bias.<br />
So today and for the rest of this week, see if you can focus on taking in the good like this. Taking a moment to consider now… What are some good aspects in your daily life that you don’t usually notice? What is beautiful that you can appreciate and enjoy and savour as you go about your days?<br />
As you cultivate this capacity for taking in the good you’ll notice a shift in your perceptions towards a more positive view of life. You’ll likely also experience a new lightness of heart and mind and a little more joy and wonder flowing into your days</p>
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